UK vs UE

Da anglofilo militante non mi sfuggono i motivi della tentazione della “splendid isolation” che colpisce spesso e volentieri gli inglesi.
È un caso di sciovinismo spesso ben meritato, accentuato da una storia sicuramente gloriosa, dall’Impero, dalla spettacolare monarchia, dalla lingua che é diventata il dialetto del mondo, dall’orgoglio della madre che ha nella figlia la regina del globo e con la quale ha una “special relationship”, dall’insularità profonda (Tempesta sulla Manica : continente isolato!), dalla bellezza struggente del borgo britannico.
La verde Inghilterra si pasce di tutto ciò e della sua saggia conservazione del passato, accoppiata ad una modernità che é proiezione nell’oceano e quindi nel mondo, senza mediazioni.
Il primato della finanza e la contemporanea crisi dell’euro hanno accentuato questa “eccezionalità”, dando sostanza economica al Regno come intermediario mondiale e a Londra come vera capitale del globo, multietnica e multitutto.
Però.
Però esistono anche i legami geopolitici e geografici con l’Europa continentale e questi contano e conteranno sempre più nel mondo multipolare e a macroaree che é già davanti a noi.
E questo i leaders inglesi più intelligenti (Blair ad esempio) l’avevano capito da tempo e avevano capito che, come spesso accade, bisogna che le generazioni passino, con le loro incrostazioni e i loro luoghi comuni, perché finalmente possano essere guidate verso la cosa giusta da fare.
Oggi un referendum sull’euro perderebbe in maniera bulgara in UK ma i “poteri forti” che spesso sono solo le oligarchie (illuminate o meno) sanno aspettare.
Da un punto di vista geografico, politico, economico l’Europa deve unirsi sempre di più magari rivedendo solo i criteri del legame e rendendoli più elastici e quindi più adatti al tumultuoso mondo, che cambia ogni minuto, spesso col ritmo delle Borse.
La carrozzeria dell’Inghilterra rimarrà sempre unica e peculiare, ma sotto il cofano la benzina sarà l’euro, una moneta che è qui per restare e la cui crisi momentanea porterà, con la forza dell’urgenza economica, alla Unione totale che tutti auspicano da tempo e di cui l’Italia perbene e più accorta, nel vero senso del termine, ha più bisogno di tutti.

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