Last but not least

…il famoso ultimo racconto di JAZZ.

TEAHOUSE ON THE TRACKS

Naomi quando è arrabbiata è particolarmente attraente.
Non a caso l’ho sposata nell’anno notoriamente peggiore della sua esistenza, come recitano anche i tabloid.
E lei non fa nulla per nascondere questo dettaglio, inserendo anche il nostro matrimonio tra gli eventi nefasti quando vuole fare la spiritosa con i media.
La osservo mangiare la sua insalata con fare distratto e resto fuori dal “Crown” : sono troppo in anticipo per fare altre mosse e la cena si preannuncia particolarmente difficile per iniziarla anche prima del fischio d’inizio e senza amici a fare da preziosa spalla.
Cena a quattro stasera ma temo che il cibo sarà l’ultima delle preoccupazioni.
Ci raggiungono Helena e Jack.
Ci hanno detto che devono farci un annuncio e che vorrebbero farcelo nel ristorante preferito da noi tutti.
Naomi ed io come al solito arriviamo separati.
Ultimamente ci riesce particolarmente bene.
E temiamo entrambi, anche se non ce lo diciamo esplicitamente, di essere noi a fare annunci, magari non particolarmente piacevoli.
Ora è tempo di entrare, non vorrei che arrivassero al valet parking e mi notassero.
Sarebbe come dare loro indizi ed uno sceneggiatore esperto come sono io non commette mai questo errore.
Anche se forse sarebbe ora di commetterlo, visto che non scrivo un film da secoli ed il mondo non sembra essersene accorto e tantomeno averlo rimpianto.
Sono dentro.
Naomi da lontano è magnifica.
Anche da vicino non è male ma è una sensazione che comincio a perdere.
Capisco che ci siano stuoli di fan che la vogliano conoscere, toccare, che vogliano flirtare con lei.
Ma in realtà non la conoscono.
Come disse una volta Sharon Stone : “Vanno a letto con l’attrice famosa e si risvegliano con me…è questo che li delude”.
La vedo da lontano e la saluto ilare.
Lei sorride con quel suo modo sghembo di fare le cose che fa impazzire tutti.
Ci salutiamo e ci baciamo, fingiamo allegrezza e curiosità per l’annuncio degli amici, ci tocchiamo le mani.
Le chiedo di come sta andando sul set e lei mi dice, in maniera affatto prevedibile, che il regista è uno stronzo, che ha le sue idee, che la tormenta…ma che in fondo è un adorabile genio.
Small talk hollywoodiano.
Mi sorprende sempre quando viene applicato come un unguento indistintamente a tutti, mariti compresi.
Le chiedo di salutarmi David, il “genio”, le accenno con enorme stanchezza al fatto di suggerirgli che sono disponibile per future collaborazioni ma lei è già distratta e io la odio per questo.
In realtà, per una volta, ha tutte le ragioni.
E non è la mia evidente e tragica inadeguatezza artistica (sempre che possa ancora definirmi tale), ma il fatto, più pressante, che i nostri amici sono entrati trionfalmente al “Crown”, in tenuta da competizione e con l’aria feroce di chi è ben introdotto nell’ambiente.
Grandi baci, pacche sulle spalle…bene…l’ansia scivola via con la velocità dell’apertura di un discreto cabernet della Napa Valley.
Siamo al dunque.
Jack si fa serio e guarda Helena, ricambiato.
Helena lo guarda con amore.
Ed è questo che mi ferisce, noi al confronto sembriamo due navi senza timoniere, alla deriva e su rotte opposte.
Ma forse è solo una sensazione e il nostro matrimonio è l’unico che sta ufficialmente reggendo al di qua della Valley.
Perlomeno questo sta dicendo Variety e la cosa ci basta.
Jack dice :
– La faccio breve. Io ed Helena ci separiamo ma solo temporaneamente.
Helena annuisce gravemente.
– Come, temporaneamente ?
faccio io, sempre preoccupato delle cose provvisorie e non ben stabilite.
– Temporaneamente. Vado a New York. Ho un libro da scrivere e voglio scriverlo in santa pace nel mio appartamento nuovo.
– Ovviamente non da solo
– Non direi
– Io invece direi, perché lo so…dice acida Helena.

La piega che sta prendendo lo spettacolino tra Jack ed Helena mi inquieta quasi più dell’annuncio stesso.
Potevano pure separarsi ma, per l’amor di Dio, non dovevano osare di rovinarci la cena con una squallida litigata.
L’arrivo degli hors d’ouevres ed un abbondante giro di cabernet ci danno l’alibi per stare un po’ in silenzio.
Il veloce automatico confabulare tra le due donne ci isola temporaneamente (l’avverbio della serata) e ci porta a discutere di tutto giusto per non approfondire l’argomento New York.
Puntuale come una diagnosi infausta Naomi ed Helena, come tutte le donne del pianeta, decidono di aver bisogno di andare in bagno assieme contemporaneamente.
Ma questa volta sono disposto perfino a scusarle visto che oggettivamente l’argomento si presta a riunioni separate.
Parlo con Jack più direttamente, come è ovvio.
Mi sembra evasivo, quasi seccato che io voglia dei dettagli sul matrimonio dei nostri migliori amici che finisce dopo vent’anni.
Mi sembra anche geloso della sua nuova vita, quasi che scoprire qualcosa possa darmi qualche vantaggio e sia poi io a scrivere un romanzo di successo e a fottergli la bionda di turno.
Tornano le due donne.
Naomi è splendida, la adoro come un fan ma non voglio che se ne accorga.
In realtà non la vedo da giorni e comincia a mancarmi.
Lei mi guarda sghemba e io la adoro ancora di più.
Helena propone un brindisi.
Io la guardo con aria moralistica e la imploro col pensiero di non fare, per nessun motivo al mondo, questa tragica pantomima.
Helena insiste, da perfetta donna post “Sex and the city”, e con aria di sfida proclama :

– Ho vinto io Jack e questo brindisi suggella la nostra amicizia e il bracciale di Tiffany che hai evitato di regalarmi per mesi, adducendo scuse risibili.

Naomi sogghigna e beve il suo vino guardandomi con infinita dolcezza.
Sa bene che noi non sappiamo mai nulla ma nonostante quello ci ammaliamo di sindrome del controllo e spendiamo migliaia di dollari in psicofarmaci per questo.
– Non hai capito?
– No
– Era uno scherzo. Diglielo Jack.
– Era uno scherzo…ecco gliel’ho detto.
– Uno scherzo idiota, aggiungerei.
– Era un test, più che altro. O meglio, una scommessa tra marito e moglie, così, per movimentare un po’ le nostre cene. Erano un po’ scialbe recentemente, vero? Parlavamo sempre di lavoro alla fine e divisi in due caste ben separate. Ci stiamo divertendo, vero?
– Tantissimo
– Io e Jack non ci separiamo. Oddio detta così non sembra una bella notizia

Jack ride da complice.

– Avevamo scommesso su quale sarebbe stata la vostra reazione ed ho vinto io. E ho vinto anche un bracciale di Tiffany che comunque mi sarei comprata in settimana, visto che Jack non si sbriga.
– E qual è stata la nostra reazione?
– Scialba, come prevedevo. Nulla ormai ci può veramente sconvolgere se non riguarda noi direttamente.

La cena finisce più velocemente del solito.
In effetti ha funzionato.
Ed è bello tornare a casa con l’autista di Naomi che ci guarda nel retrovisore.
Lei si stringe nell’impermeabile e si allontana la frangetta con aria distratta.
Mi dice :
– Andiamo a casa, ho voglia di fare l’amore.

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