Escapismo legalizzato

Ho visto diligentemente tutti gli episodi di Downton Abbey su Rete4.
Da tempo credo che il meglio della fiction in generale risieda ormai nelle serie tv, dove restano ancora spazi per opere adulte e per attori non più ventenni che, guarda caso, sono nettamente i migliori e che spesso non trovano sul grande schermo la loro collocazione.
Inutile dire che la stranezza di trovare una serie di questo livello in prima tv su una rete generalista (e che rete, peraltro) è stata pagata subito.
La prima serie annovera sette puntate ma genialmente Rete4 ce ne propina solo 4 (numerologia?) spacciando l’ultima per ULTIMA.
Quindi noi vecchi trashers situazionisti abbiamo avuto l’insana soddisfazione di fingere che fosse tutto vero quello ci diceva Rete4 (smile) godendoci un finale tronco meraviglioso dove tutte le storie erano aperte e il protagonista annunciava lo scoppio della guerra (what?) come ultima scena.
Sublime.
Per il resto la serie non delude e con questo impianto violentemente escapista anglomaniaco potrebbe andare avanti all’infinito, per quanto mi riguarda.
D’altronde questo fellow di Fellowes mi sembra quasi più monomaniaco visto che ha scritto la sceneggiatura di Gosford Park e perfino un libro di nome Snobs.
L’ossessione classista é quindi il driver del tutto.
Il resto sono atmosfere british countryside e attori di primo livello, come da tradizione locale.
“In Bertie Wooster we trust” avevo scritto in un mio vecchio sito.
Appunto.

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