Stargazing Woody

Recentemente ho visto il documentario su Woody Allen realizzato dalla Pbs.
Un’opera davvero definitiva e monumentale che dura un bel 3 ore abbondanti e mette il nostro finalmente al posto che gli spetta nel cinema e nella cultura americana in generale : al top.
E la cosa é ancora più stridente con la sua persistente modestia, che sembra genuina, e che più volte emerge dal film, nonché con i suoi esordi come stand up comedian demenziale.
In realtà ce ne sono pochi nell’intera storia del cinema che possano annoverare una sequenza di capolavori e/o grandi film così nutrita e così variegata.
Come si dice nel doc, Woody ha fatto Bananas e ha fatto Match Point.
Almeno 6-7 sono film straordinari (al di là dei primi 3-4 capolavori comici, mi vengono in mente su due piedi Io e Annie, Manhattan, Zelig, Crimini e misfatti, Hannah e le sue sorelle, La rosa purpurea del Cairo, Manhattan murder mystery, Pallottole su Broadway, Match point…) e poi ci sono le chicche, Stardust memories é una delle mie preferite, così come lo è per Allen stesso che ha sempre avuto per questo film l’affezione particolare che si ha per i figli meno compresi.
Allen è caratterialmente e artisticamente l’anti Kubrick ed entrambi hanno raggiunto la leggenda per vie opposte.
Woody fa film come un artigiano che non si dà molta importanza e che deve lavorare tutti i giorni, per scelta.
Sul set è morbido, accondiscendente con gli attori, non particolarmente attento ai particolari.
Eppure resta uno dei migliori direttori di attori della storia.
Stanley è l’opposto : alta consapevolezza di sé, pochissimi film distillati in una fucina di un perfezionismo assoluto, arte allo stato puro e alla massima potenza.
A Woody siamo in molti a voler bene.
E Woody ha un posto nel mio cuore speciale perchè oltretutto é una delle pochissime celebrities che mi siano mai interessate e che ho avuto la fortuna di conoscere in una sera di tanti anni fa a New York.
Niente di personale, sia ben chiaro, il tipo di incontri che si possono avere in genere con le celebrities e che nell’era di twitter è ancora più evidente, nella sua apparente contiguità.
Nel mio caso andai al Michael’s Pub a mangiare un’ottima steak guardandolo suonare il clarinetto con la sua sempiterna band di arzilli vecchietti.
Oggi Woody suona al Carlyle in un ambiente molto più formale e, a quanto mi dicono, le sue uscite si sono molto rarefatte.
Tutti amano le pantofole, soprattutto invecchiando, e Woody ha sempre preferito il baseball in tv alle tavolate post riprese, già in gioventù.
Arrivato a NYC con un amico col quale avevo già condiviso sessioni casuali di stargazing (mai viste tante facce note come a NYC e L.A., soprattutto per noi piccoli italioti col cervello colonizzato da Hollywood e dalla tv), la prima cosa che facemmo fu di chiamare il locale, senza molta convinzione, per sapere se il nostro avesse in serbo di farsi vedere.
Con nostro stupore la risposta fu affermativa e ci precipitammo a prenotare il tavolo.
Al di là della fugace reciproca conoscenza suggellata da stretta di mano rituale, quello che mi colpì non fu tanto la ben nota timidezza e l’evidente fastidio per gli inconvenienti della celebrità, quanto il contorno che sempre circonda personaggi di questo calibro.
Gli sguardi delle persone al di qua della soglia (rivedere please proprio “Celebrity” e “Stardust memories”), il ruolo della security, la monumentalità fisica e psicologica dell’assistente, una vera guardiana di porta che smistava la valanga di documenti, scripts, libri che le venivano portati con la dolce rassegnazione di chi sa già il destino di tutte quelle fatiche, il biancore della limousine che inghiottì velocemente il nostro alla fine della serata.
Ogni tanto penso a quell’incontro ravvicinato e mi rallegro per la tardiva fortuna anche commerciale di Woody che, against all odds, ha battuto ogni record con un film minore e così clamorosamente fuori epoca da destare tenerezza vera, Midnight in Paris.
Momentanea assenza di blockbuster fagocitanti o indizio di una svolta nei gusti del pubblico?
Comincio ad avere un’età che non giustifica entusiasmi eccessivi quindi mi adeguo alla mia cronologia.
E in fondo sarebbe uno strano mondo quello dove Woody diventasse mainstream.

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