Libro o film?

L’eterna diatriba sul fatto se sia meglio il libro o il film, si alimenta costantemente di nuovi…capitoli.
In realtà è quasi una questione di lana caprina, perché evidentemente ogni cosa, anche un film, nasce dalla parola scritta e, soprattutto recentemente, certi libri sembrano già scritti per il grande schermo.
Da una parte l’immaginario collettivo moderno è impregnato di immagini e di cinema in senso lato e quindi ogni scrittore ha come una specie di ROM già predeterminata e “vede” il suo libro molto più che in passato.
Dall’altra, commercialmente parlando, chi sa che ogni libro suo diventerà film, predispone già il futuro sceneggiatore fornendogli la pappetta pronta.
E questo, spesso, a grande scapito del libro stesso.
Mi vengono in mente Michael Crichton e Dan Brown.
Di solito, poi, un altro classico è : libro bello – film brutto e viceversa.
In realtà non è proprio così ma la regola vera è che i due media sono molto diversi e fa bene il regista che se ne fotte allegramente e crea la sua cosa, prendendo come spunto la storia.
Il caso da manuale è Shining.
Il grande Stanley, partendo dalla base del libro di Stephen King, ne ha fatto un viaggio dell’anima ed è andato migliaia di miglia oltre, come era solito fare.
Lo stizzosetto Stephen se l’è presa ma la realtà è che da un libro discreto ne è venuto fuori, stravolgendolo, un film monumentale.
Poi esistono i libri infilmabili, quelli che sono le sentinelle finali della diversità tra i due media.
Stiamo parlando, ad esempio, del Signore degli Anelli (LOTR per gli amici, d’ora in poi), LOTR il libro cà va sans dire perché i films, come noi cinefagi ossessi sappiamo bene, sono altra cosa.
Cominciamo subito a dire le verità e le basi teoriche : LOTR è il vangelo laico dei lettori di mezzo mondo, me compreso.
Non si può neanche più parlare ragionevolmente di libro.
Chiunque abbia amato e fagocitato questo capolavoro enigmatico sa benissimo che il libro NON è fantasy e si stenta perfino a credere che non sia una storia reale.
Prima che mi portiate i necessari psicofarmaci (e qui mi rivolgo ai non adepti, ovviamente) mi spiego meglio.
Il libro è veramente un testo che non ha nulla della storiella fantastica ma tocca, con apparente semplicità, temi basilari, tra l’altro espressi in modalità ultramoderne pur essendo stato scritto decine di anni fa.
E’ un testo-caleidoscopio che si adatta al lettore e lo porta dentro il cuore del problema-vita (scusate la pomposità) da mille parti diverse senza che si capisca il dannato meccanismo.
Penso che veramente solo i testi “sacri” possano dire di fare lo stesso effetto.
E non sto parlando della Bibbia.
Nello stesso tempo LOTR vellica il nostro escapismo innato installandoci di fatto in un mondo parallelo.
Sul fatto quindi che Tolkien sia un genio abnorme e che LOTR si sia “scritto” da solo (qui siamo OLTRE tutto ed OLTRE l’ispirazione) ci sono pochi dubbi per gli intellettualmente onesti.
Affrontarlo, come ho visto spesso, come un libro fantasy qualsiasi vuol dire in genere non capirci nulla e restare al frame che come in quasi tutti i grandissimi libri non conta quasi una beata fava ed è semplicemente il “vettore”.
Quando si va in una città non conta il mezzo che prendi! Conta il viaggio e la meta!
IL fatto stesso che LOTR sia un meta-libro, oltre il suo genere, lo rende al di là di ogni possibilità filmica.
Peter Jackson, che ci ha pure tentato, è scusabile però per molti versi.
Quando avevo saputo che il barbutissimo si accingeva all’impresa titanica con attori come Holm, Mc Kellen e la mia amatissima Cate Blanchett (che guarda caso fa la mia amatissima Galadriel) avevo fatto un commento rivelatosi profetico : è il meglio che possiamo aspettarci…sarà un fiasco ridotto in decenza.
P.J., by the way, è uno dei miei registi preferiti, ed era la miglior scelta possibile.
Il problema è che LOTR (come la Bibbia, guarda caso), è matematicamente infilmabile ed ogni cineasta degno di questa fama lo sa benissimo.
Lo scopo della cosa era, come è chiarissimo vedendo il fondamentale dvd extended edition, la sfida in sé, l’omaggio sfrenato di un gruppo di fans devoti fino al misticismo a Tolkien e solo Tolkien.
P.J. & company quindi sono la prova provata dell’assunto di prima : si sono annullati nel testo (lo usavano come un sacerdote cita il Vangelo durante le funzioni…testuale di P.J. !), sono onesti intellettualmente, avevano mezzi e talento e tempo infiniti…eppure non sono riusciti a tradurre LOTR in un film.
Ed hanno perfino fatto un GRANDE film.
Il problema è che, come dice Jackson spesso nel dvd, un film, una storia devono “andare avanti” e questo condiziona fino al semplicismo anche le migliori intenzioni.
Ed ecco perché basta la durata per migliorare l’esito, cosa veramente insolita per qualsiasi film (di solito è proprio il contrario !).
Il cut originale del primo era di 4 ore abbondanti!
Solo Branagh aveva osato sfidare le distribuzioni ed i pubblici di tutto il mondo (col suo spettacoloso Hamlet).
L’extended version è davvero molto meglio : completa molte cose, riempie le storie, ci tiene più dentro quel mondo incredibile il che contraddice la regola d’oro dei film, concisione e precisione.
Come una reliquia preziosa LOTR si sbriciola al primo contatto vero e viene derubricato a fantasy.
Tutto OK per il merchandising e per tutto il mondo che non conosce ancora uno dei libri chiave della storia dell’umanità e vive ancora nell’oscurità, anche se dubito che questo approccio a posteriori possa funzionare.
C’è il rischio che la gente lo legga avendo in testa il film e le sue scelte e quindi sia condizionata nell’immaginazione e bloccata nella stratificazione e nella profondità dell’approccio.
LOTR è stato davvero il caso limite ma ha messo in chiaro una volta per tutte i confini della cosa.
Non ci resta che scrivere libri senza pensare ai film e viceversa, come qualche estremista visivo (Greenaway ad esempio) teorizza.
Altrimenti continueremo come abbiamo sempre fatto e alla fine troveremo sempre l’amico che dirà : però, era meglio il libro.

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2 thoughts on “Libro o film?

  1. Concordo con la chiusa finale, in sostanza i libri facciano i libri e i film facciano i film.
    Sulla diatriba iniziale non ho dubbi: mi piace partire dalla versione integrale e preferisco non anteporre alla lettura di un libro in cui ripongo delle aspettative la visione del film “tratto da”. Un vero lettore possiede già tutta l’immaginazione che gli occorre per “vedere” i personaggi, immaginare gli interni e godersi lo spettacolo in prima fila. Il film non deve essere un’alternativa veloce alla lettura del libro, deve offrire uno sguardo alternativo. Un esempio per tutti le due versioni cinematografiche de “Le relazioni pericolose”, due letture “diversamente” nobili.

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