Cars

Questa crisi economica mondiale, epocale e sistemica, ha avuto come driver, oltre alla finanza e agli immobili, l’automobile.
Ma mentre la finanza e gli immobili sono qui per restare, ovviamente, e sono ciclici per natura, la fine del mercato dell’auto e la fine del petrolio sono i due markers precisi del cambio di epoca.
Diciamo che per entrambi, il mezzo e il carburante, il ridimensionamento é inevitabile.
La stessa fiscalità accompagna questo declino.
Da tempo la convenienza pratica dell’auto, perfino in un paese arretrato come il nostro, sia come mentalità che come infrastrutture, si é ridotta al lumicino.
Economicamente tale convenienza si era già assottigliata da tempo.
La questione ambientale che viene spesso citata in questi frangenti é in fondo la questione minore.
Con enorme ritardo ed enorme fatica si é compreso quello che, almeno teoricamente, nel resto del mondo occidentale é chiaro : le automobili vanno tenute lontane dai centri abitati e dalle città.
Punto.
La mobilità moderna per anni si é arrabattata a trovare soluzioni complicatissime di gestione di una marea di lamiere sempre più aggressiva e montante.
Il prevalere della cultura del parking ne é stata la dimostrazione più evidente e la fortuna di chi ha investito in quel settore per almeno vent’anni.
A lungo termine non si era capito invece che le macchine sarebbero DIMINUITE, per mille fattori, e che la mobilità urbana e generale dovevano prescindere dall’uso dell’auto privata, come si fa da molto tempo nel resto del mondo.
Inutile dire che anche qui, come nella tecnologia, la mentalità dell’italiota medio si sposa bene con l’arretratezza del sistema alternativo di mobilità.
Ma a livello ormai evidente a tutti, l’automobile privata é un mezzo che ridurrà sempre più la sua importanza e verrà usato solo per piccoli tratti o per tratte medie in assenza di alternative su rotaia.
Tutto il resto verrà gestito dalla rotaia “deluxe”, iperveloce e ipermoderna nel suo comfort, sia per i tratti urbani che per le tratte medie, così come già succede altrove, ad esempio in Giappone.
Le tratte medio-lunghe le gestirà ancora la rotaia (basta guardare al crollo dell’aereo sul Milano-Roma) e per il lungo, aerei.
All’interno della città taxi a propulsione alternativa (elettrico, solare…) in quantità industriale.
L’introduzione dell’area C a Milano é stata accolta dai soliti noti col coro di fischi che accompagna le buone idee, anche se tardive.
Il precedente balzello, l’Ecopass morattiano, aveva il difetto, tra i tanti, di porre l’accento sull’aspetto ecologico che in realtà é fuorviante.
Ovviamente la qualità dell’aria c’entra poco.
Il balzello serve ad alimentare le casse disastrate del Comune, senza infingimenti, e contemporaneamente a educare la gente, in una fase intermedia, ad abituarsi all’idea che la macchina bisogna dimenticarsela.
La conformazione geografica particolarmente sfortunata della pianura padana non permette voli pindarici e quindi bisogna parlare del vero motivo che é la mobilità moderna.
A Londra hanno osato di più con la congestion charge, più vasta ed efficace, e mantenuta da sindaci di colori opposti, e l’hanno fatto in una città strangolata dal traffico ma straordinariamente ricca di taxi e di linee del metro.
Viviamo quindi una fase di passaggio verso una nuova era.
L’automobile privata si ridurrà in quantità e in dimensioni.
Vedo una tendenza verso il piccolo e verso l’elettrico o comunque alternativo.
E questo, tra l’altro, libererà le agonizzanti case automobilistiche dal ricatto del petrolio e le guiderà, quelle che rimarranno, con enorme ritardo, verso una gamma di automobili completamente diversa dall’attuale.
Ma il mercato si ridurrà drasticamente.
E sarà sicuramente un bene.

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