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Iperreale

Tutto passa e tutto finisce a questo mondo e sembra che stia finendo anche la lunga stagione di successo del reality in Italia e nel mondo.
La crisi aziendale di Endemol, la società olandese alla base del GF e mille altri format, è proprio il simbolo di un’epoca morente.
In Italia io credo che il primo e vero unico reality sia stata la prima edizione del GF.
La tv è finzione anche perché presuppone sempre una produzione e quindi una modifica della realtà a fini spettacolari, ma certamente la prima spartana edizione del GF, con la conduzione quasi intellettuale della Bignardi, era per davvero un salto nel vuoto della novità assoluta.
Vi consiglio di rivedere qualche replica, che sta passando sulle reti del digitale terrestre, perché la differenza con oggi, a distanza di tempo, é evidente e davvero clamorosa.
Innanzitutto il fatto di non sapere esattamente cosa si stava facendo era un plus perché tutto era da inventare e questo, spesso, in tv migliora la freschezza e il risultato.
Il cast non era predeterminato e predigerito secondo logiche di “piazzamento” di personaggetti televisivi alla Mediaset, logiche da PR e da agente che molto velocemente mostrano la corda.
C’era davvero una logica sociologica reale e quindi una maggior apertura verso il “gioco al massacro” da esperimento.
Niente a che vedere con le litigate coreografate e la volgarità evidente della paillette mascherata da reale che é la cifra del tremendo spettacolo di oggi.
Quell’edizione, così come le prime, progressivamente sempre meno credibili, creava davvero affezione per le persone e logiche voyeuristiche quasi sane, se me lo permettete.
Il gioco poteva reggere evidentemente solo se fosse continuata la logica “rustica” degli inizi ma il gioco era truccato fin dalla sua genesi perché é chiaro che il successo e i meccanismi conosciuti creano poi mostri recitanti e macchinosità evidenti.
Non parliamo poi se abbiamo a che fare con celebrità varie (vedi Isola dei famosi e affini) dove il non detto dello spettacolo copre quasi ogni altra istanza.
Nonostante questo perfino qualche edizione dell’Isola dei famosi, complice le reali difficoltà dell’ambiente, quasi suo malgrado aveva creato siparietti interessanti e veloci scorci, come in una specie di Twitter vip ante litteram, sulla vera personalità dei partecipanti.
Ma in realtà l’idea semplice e geniale di mettere degli sconosciuti in una casa e vederli come in un acquario lascia una eredità diluita su tutti gli spettacoli televisivi del nuovo millennio.
Viviamo ormai in pieno nell’epoca del crossover in tutto e anche la tv non fa eccezioni.
Non esiste quindi parte dell’offerta televisiva che non sia in qualche modo “contaminata” o meticcia.
Sono nati vocaboli come “infotainment” ed altri che danno la misura della contaminazione.
Si é partiti quindi dalla spettacolarizzazione di tutto (anni 80 in poi), secondo canoni mutuati dalla grande madre USA per poi, appunto, riscoprire il valore della “realtà” come mezzo di riequilibrio di una offerta che virava troppo sul fasullo e sullo showbiz troppo palese.
Oggi siamo alla degenerazione anche di quelle dosi di realtà ma il virus é stato inoculato ed oggi qualsiasi proposta televisiva, dalla cronaca allo spettacolo, ha in sé parti predeterminate di spettacolarizzazione ma anche di “reality”.
Questa é la vera eredità di quello che sarà ricordato come il periodo del reality puro.
Da “X factor” ai numerosi “allestimenti” di cronaca nera, la serialità quotidiana, il dietro le quinte (finto o vero che sia), la creazione del personaggio in commedia, tutto va verso una dimensione che definirei iperreale e che ormai é la chiave di lettura della tv moderna.

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