Il dibattito no

Igor Riccelli nel suo notevole blog SoloSapere si chiede, nel suo recente post, “che senso ha il cinema oggi”.
E’ significativo che sia un giovane virgulto a porsi la domanda…l’avessimo fatta noi attempati saremmo stati tacciati sicuramente di passatismo nostalgico.
E d’altronde questo blog è ricco di questi alti lai, vedi soprattutto il post sulla “fine dell’arte”.
Ho l’impressione che Igor abbia colto nel segno.
In pochi decenni è successo qualcosa di irreversibile, a mio dire, qualcosa che ha cambiato per sempre lo scenario dell’arte in generale e l’importanza e il ruolo che essa ha nella vita delle persone e nel dibattito pubblico.
Moretti in “Ecce bombo” stigmatizzava bonariamente e con sfumature politiche il mood opposto, regnante negli anni 60-70, quello del “dibattito” post proiezione.
La famosa frase “No! Il dibattito no!” presupponeva comunque un mondo che dava importanza a queste cose fino al delirio.
Oggi tutto questo non ha più senso e sembra appartenere ad un secolo diverso, mentre sono passati solo 30 anni.
Penso ad un mondo nel quale il sottoscritto si faceva 1 ora di metropolitana per andare al mitico Obraz Cinestudio di Milano, un cineclub, a vedersi oscuri film di etnie strane con sottotitoli.
Penso ad un mondo dove l’uscita di un album era un evento.
Penso anche ad un mondo dove leggere era una parte importante della vita di ognuno di noi e spesso si faceva notte per concludere un romanzo.
Poi c’era anche sempre il popolino che pensava, seriamente, che bisognasse andare al cinema solo quando era brutto il tempo e/o andare al cinema “per divertirsi”, ma i pensanti erano fatti di stoffa diversa.
Ho l’impressione che il mondo compiutamente postmoderno nel quale viviamo ci abbia regalato la più grande evoluzione tecnologica ed informativa di tutti i tempi, un mondo digitale perfettamente efficiente e foriero di mille meraviglie conoscitive, togliendoci però, e forse per sempre, l’aura e l’importanza che l’arte, la musica, il cinema, i libri avevano per la nostra generazione, epigoni analogici dei secoli precedenti.
Un buon segnale di questo è la perdita di importanza netta che, ormai, ha l’istituto della recensione nel giornalismo moderno.
E’ evidente che nel flusso magmatico dei nostri giorni, l’arte, la sua qualità, la sua vera importanza, che presuppone anche un approccio lento e approfondito, svanisce.
Complice anche un generale scadimento della qualità media dei “prodotti”, tutto è diventato rumore di fondo, muzak indistinto con rare eccezioni.
“Attention span”, dicono in UK, ossia l’ammontare di tempo che uno può dedicare ad una cosa nel multitasking perenne.
Penso che stia qui l’inizio della fine dell’arte.
E le nuove generazioni infatti, come dice Igor, ne sono impregnate.
E ve lo dice uno sicuramente non tacciabile di luddismo antitecnologico.
Il buon Nanni diceva anche (in “Palombella rossa”) : le parole sono importanti.
E non solo le parole, ma anche le note, le immagini.
Apriamo un dibattito?

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7 thoughts on “Il dibattito no

  1. … porca Eva! Di solito non scrivo mai una riga su questi Blog, a meno che l’argomento non mi infiammi. Ecco, appunto.
    E’ morta l’arte? Magari proprio morta no… ma direi che siamo alla fase in cui i paramedici stan praticando la CPR e gridano “Libera!” agitando gli elettrodi del defibrillatore. Ho letto gli articoli di Igor e del nostro padrone di casa sull’argomento e mi trovo – più o meno – d’accordo.
    Il meno riguarda la similitudine cinema = messa. Capisco una certa idiosincrasia rispetto alla Chiesa Cattolica, ma dire che la fede ti impone delle catene (… e sta parlando uno che si considera cattolico negligente) mi sembra un po’ buffa, come affermazione.
    Essendo però il cinema il tema di ‘sto scritto, evado agilmente l’argomento religione e mi concentro sui film.
    Che dire… forse l’esempio migliore si può ricavare dando un’occhiata agli Oscar del passato. Io sono nato nel 1961… e quindi ho preso l’anno della mia supposta maturità sessuale (metodo opinabile, lo capisco, ma efficace) per andare a dare un’occhiata al passato.
    Nel 1975
    Miglior Film: Il Padrino II (gli altri erano La conversazione, l’Inferno di Cristallo, Lenny, e Chinatown)
    Miglior Attore: Art Carney (gli altri erano Al Pacino, Albert Finney, Dustin Hoffman, Jack Nicholson)
    Miglior Attrice: Ellen Burstyn (gli altri erano Dinah Carrol, Valerie Perrine, Faye Dunaway e Gena Rowlands)
    Miglior attore non protagonista: Roberto De Niro (gli altri erano Lee Strasberg, Fred Astaire, Jeff Bridges e Michael V. Gazzo)
    Miglior attrice non protagonista: Ingrid Bergman (le altre erano Valentina Cortese, Talia Shire, Madeline Kahn e Diane Ladd).
    Miglior Regia. Francis Coppola (gli altri erano Bob Fosse, Roman Polanski, Francois Truffaut e John Cassavettes)
    Miglior sceneggiatura originale: Chinatown (gli altri erano Alice non abita più qui, Harry e Tonto, La conversazione e Effetto Notte)
    Miglior canzone: I’m Easy (da Nashville)

    … ecco fatto. Dal quell’anno sono passati 36 anni. L’anno scorso ha vinto un film dignitoso, che si chiamava “Il discorso del re”. Ve lo ricordate? Sì… ve lo ricordate, era ben fatto ma – e qui casca il colossale asino cinematografico – dimenticabile, ossia: non era un classico.

    E con questo, vostro onore, I rest my case.

    Riverenze

    LUCA

    • Luca il paragone cinema-messa era per suggerire sottovoce (ma neanche troppo) che mentre c’è ancora tanta gente che va a messa, ce n’è sempre di meno che apprezza il cinema come meriterebbe. E che forse il cinema sarebbe foriero di risposte migliori (più libere) di quanto non potrebbe essere un prete dal pulpito con le sue verità preconfezionate. E dal mio punto di vista, la religione, se praticata attivamente, impone delle catene mentali non indifferenti. Se non praticata, può essere meno invadente, come lo è tifare una squadra di calcio ma senza mai andare allo stadio o guardare le partite.

  2. Non esistono piú, che io sappia, ed é perfino ovvio se ci pensi.
    Comunque una nota di speranza … chi vuole continua a coltivare l’arte e la cultura,
    due cose indispensabili nella vita come le focacce e il buon vino, ma in più ha un supporto di informazioni e di possibilità di accesso (via web) anche al passato STRAORDINARI
    L’importante é che gli artisti stiano “focused” e migliorino le loro proposte…

    • Vero. I mezzi di oggi sono straordinari. Ma condividere tete-a-tete lo sarebbe ancora di più. Per fortuna che esistono i blog!

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