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Quando la tv non è una truffa

Uno dei topoi più di successo nella fiction cinematografica e televisiva é sempre stato il con-movie, il film su truffe e truffatori vari.
Così come gli heist-movie, le mille varianti delle rapine e delle sue complicate architetture e preparazioni, i con movies hanno un fascino intrinseco e mostrano al meglio, se fatti come si deve, la qualità dello sceneggiatore di turno, un po’ come succede anche nelle commedie “perfette”.
Due dei migliori esempi del genere e delle sue varianti sono passati, inutile a dirsi, in tv e non al cinema.
E sempre inutile a dirsi una serie viene dagli USA e un’altra dall’Inghilterra e dalla gloriosa tradizione BBC.
La prima è White Collar, tuttora in piena attività anche sui nostri schermi alla periferia dell’Impero, e la seconda é Hustle.
Ma mentre la prima é abbonata alle nominations agli Emmy e ha avuto grande successo in patria e fuori, la seconda é passata come una meteora sugli schermi italiani, pur essendo una serie di assoluto livello.
White Collar oggi è una delle cose migliori che si possano trovare nel campo della fiction in generale.
Ritmo splendido, dialoghi taglienti e inesorabili, regia patinatissima con montaggio ellittico (genere modern new york) che ha fatto la fortuna di altre serie memorabili come Boston Legal.
Il tema “con” è inserito in altri temi classici che sono quello poliziesco di indagine (qui é l’FBI la protagonista) e perfino il buddy movie, ossia la relazione agrodolce tra due uomini spesso molto diversi tra loro e legati da un rapporto di amicizia e collaborazione.
Qui la relazione é tra un agente FBI e il suo collaboratore “di giustizia”, in un certo senso, il fascinosissimo Neil Caffrey (interpretato da Matt Bomer) che lo aiuta nelle sue ricerche del cattivo di turno sfruttando la sua ben nota valentia nelle truffe e nei maneggi, il tutto rimanendo controllato da un braccialetto elettronico collegato alla caviglia.
Il tema fiducia-sfiducia attraversa tutta la serie nonchè il sottobosco dei falsari a vari livelli di arte.
Hustle invece punta sul meccanismo “con” in maniera più determinata e programmata.
Addirittura il payoff della serie era “The con is on”.
Qui siamo a Londra e siamo all’interno di un gruppo di truffatori che di volta in volta prende di mira qualcuno per vendicarsi, fare soldi, altri motivi.
La dinamica é più quella “rat-pack” che recentemente si é vista nella serie di film “Ocean’s 11” e simili.
E la gioia dello spettatore, molto rara oggigiorno, é nella raffinatezza del plot, che scorre parallelo al “piano” dei truffatori, con mille varianti e mille twists di sceneggiatura.
Anche qui, qui più che mai, comme d’habitude nella vecchia Albione, attori in stato di grazia e vecchie glorie che insegnano ancor oggi non solo i trucchi della truffa ma anche i trucchi del mestiere di attore a chi sa guardare con attenzione (penso a Robert Vaughn, a Robert Glenister…).
Datemi le serie complete di questi due capolavori e potrei non uscire per andare al cinema per mesi.

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