Cherrypicking n. 3

Dicono spesso che le storie da raccontare non siano poi molte e che quello che si trova sul mercato sia sempre una variazione di pochi temi.
Concordo con questa visione “semplificatoria”, anche perché ritengo che quello che quasi sempre conta in una storia, che sia per il cinema o per il teatro o scritta, è il MODO, la forma, più che il plot in sé.
E infatti una delle domande più irritanti che abbiamo subito in passato è sempre stata : di che cosa parla, qual’è la trama?
La trama è un mezzo.
Tra le poche storie che si raccontano sempre c’è quella del gruppo di persone che fa l’ultima cosa (che sia uno spettacolo o una rapina o qualcosa di definitivo).
In genere sono ciurme di cialtroni o comunque casi umani che avvincono il lettore o lo spettatore per la loro simpatia, la loro dolce inadeguatezza e per il gioco delle parti tutto impostato sulla differenza dei caratteri.
Recentemente ho visto un film italiano degno di nota, il che di per sé è già una notizia.
E’ una specie di spin-off di una fortunata serie tv (fortunata soprattutto con la critica, il che dice già molto), una serie che anch’io ho amato per la sua assoluta distinzione rispetto al tremendo panorama italico : Boris.
Boris parla di un gruppo di produzione di desperados che cerca di realizzare serie tv o film (in questo caso), in mezzo alle mille traversie che la cosa comporta in Italia e al sottobosco demente e un po’ repellente che esiste alle nostre latitudini.
Ci sono grandissimi esempi fuori Italia di questo genere di “spettacolo” : mi vengono in mente film più nobili come “Effetto notte” di Truffaut ma soprattutto l’inarrivabile e meraviglioso “In the bleak midwinter” (Nel bel mezzo di un gelido inverno), che è uno dei capolavori di sempre, firmato dal grande Kenneth Branagh.
Qui siamo in Italia e quindi il tono è meno romantico (anzi direi : zero romantico) e più adeguato all’eterna galleria dei mostri, sulla falsariga di Dino Risi, Monicelli ed altri.
Non a caso durante una scena chiave campeggia con tutta evidenza, piccolo cammeo cinefilo inevitabile, una locandina proprio de “I mostri” di Risi.
Il film è devastante ed è davvero una chicca rara in Italia, pur non dicendo nulla di nuovo in sé, a dimostrazione del primigenio assunto.
E per una volta bisogna elogiare perfino degli attori, altra cosa rarissima nel nostro panorama di macerie interpretative.
Mi riferisco a Francesco Pannofino e ad Antonio Catania in particolare, qui in stato di grazia e in parte in maniera meravigliosa, ma in generale a tutto il cast, giovani inclusi.
La musica nei titoli di coda è di Elio e chiude in maniera perfetta, rimandando al mood generale che è quello della comicità colta e demenziale nello stesso tempo che ha fatto la fortuna della Gialappa e di tutta la sua splendida serie di freaks.

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One thought on “Cherrypicking n. 3

  1. Pienamente d’accordo su tutta la linea. Boris merita senza dubbio una menzione speciale nel triste panorama nostrano di cinepattoni e nudismo (siliconato) esposto come fossimo dal macellaio. Nel bel mezzo di un gelido inverno mi manca, ma provvederò immantinente!

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