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Cherrypicking n. 4

John Lydon è un tipo che ti avrebbe fatto spaventare, incontrandolo di notte, perfino nella Londra anni 70-80, dove di tipetti strani ed inquietanti ne giravano parecchi.
Il nostro resterà per sempre nella storia solo per aver fondato i Sex Pistols, un gruppo che ha letteralmente fatto la storia del costume oltre che del rock, distruggendo senza pietà tutte le convenzioni e le logiche fin lì espresse dal mainstream musicale.
Un atto politico dadaista più che un vero gruppo, così come quasi tutto il movimento punk, di cui musicalmente si ricordano poche cose oggigiorno e perfino giustamente.
La musica migliore infatti è venuta dopo, a dimostrazione che il medico aveva fatto il suo dovere fino in fondo, liberando le energie represse e a colpi di bisturi aprendo la via ad un nuovo mondo.
Tutta la musica genericamente chiamata “new wave” è stata uno dei periodi più fecondi della storia della musica rock e come un’onda nuova ha poi rigenerato lo scenario, prima della spaventosa depressione che tuttora perdura.
Aveva quindi ragione John Lydon, nato vecchio, a dichiarare più volte la falsità delle rivoluzioni (e mentre se ne stava facendo una!).
Questo me lo ha reso sempre molto simpatico : spaccava il giocattolo ma non si prendeva sul serio e sapeva che tutto sarebbe passato in fretta, fagocitato dalla moda, dal soldo, dalla vita.
Due sono i momenti indimenticabili in questa vera e propria agnizione del mondo dello spettacolo, simbolico squarcio nel sipario.
Il primo è il concerto finale a San Francisco concluso anticipatamente tra i fischi e le urla, buttando il microfono per terra dopo aver gridato al pubblico : « Ever get the feeling you’ve been cheated? »(Avete mai avuto l’impressione di essere stati imbrogliati?).
Il secondo è la pubblicazione di un video chiamato sinistramente “The great rock’n’roll swindle” (La grande truffa del rock’n’roll), degna epitome di un genio malato.
Perchè la cosa strana è che Lydon è riuscito perfino a fare grande musica, liberatosi dal fardello politico-culturale dei Pistols.
Sempre in quella maniera un pò così, borderline, e sempre con quella sua vocalità psicopatica.
Il gruppo che ha fondato successivamente, programmaticamente chiamato PIL (Public Image Limited), a dimostrazione scientifica della vittoria inesorabile del commercio, ha partorito varie opere più o meno importanti, ma un unico, autentico capolavoro.
Una chicca di rock anthemico, potentissimo, talmente avanti negli anni e talmente unica, che tuttora lascia sbalorditi.
Molto significativamente, con la consueta lucidità concettuale, Lydon ha espresso il top della sua “musica” con l’album col titolo più beffardamente commerciale che si ricordi.
Non si era mai visto un gruppo con un titolo anonimo così, creare perfino un album che si chiama semplicemente ALBUM e che addirittura cambia nome a seconda del formato, un pò come se oggi uscisse un album in download col titolo MP3.
E quindi lo stesso, fenomenale album, si chiama anche Compact Disc (nella versione cd) e Cassette (nella versione in cassetta…quanti ricordi).
Album è un album compattissimo, inesorabile, apocalittico, uno straordinario mix di vocalità stralunata e di musica hard elettronica portata alle estreme conseguenze.
Sessionmen di lusso impreziosiscono questo gioiello, tra cui la chitarra di Steve Vai che irrora questo album dal primo minuto.
Play it loud, mates.

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