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I geni nascosti

Ci sono dei nomi nel cinema che tutti conoscono e che sono riconosciuti senza alcun dubbio nel loro valore e nella loro importanza.
Ci sono anche però molti oscuri lavoratori, spesso sceneggiatori (la sceneggiatura è l’anima di un film), che pochi conoscono e che in realtà sono i veri detentori della magia, quelli che hanno l’idea e la realizzano.
Il cinema resta un lavoro d’equipe ma è indubbio che lo scrittore spesso è il boost naturale e fa partire il meccanismo, soprattutto quando la scrittura è di qualità.
Due nomi mi vengono in mente, due nomi che sono per addetti ai lavori ed appassionati più che per il normale fruitore di pellicola, due nomi di persone che, curiosamente, condividono la nascita in quel pianeta misterioso che è la Nuova Zelanda ma che sostanzialmente sono cittadini del mondo e anglosassoni puri per cultura, mentalità, frequentazioni.
Mi riferisco ad Andrew Niccol e Richard Curtis.
Andrew Niccol è un maestro di distopie (utopie negative), mentre Richard Curtis è l’ultimo esempio, temo irripetibile, del grande creatore di commedia, uno dei tanti epigoni di Neil Simon ma con un peculiare, meraviglioso, leggero touch che lo rende il degno erede di quella grandissima tradizione anglosassone.
Entrambi hanno la caratteristica di aver lavorato nella macchina del cinema attraversando l’intero spettro dei ruoli chiave (sceneggiatore, regista, produttore), spesso sovrapponendo i ruoli e spesso e volentieri lavorando con le stesse persone illuminate, come nelle migliori factories.
Perfino quando hanno messo il sigillo della regia propria l’hanno fatto con l’understatement e la totale assenza di divismo dello scrittore che lavora volentieri nell’ombra, perso dietro le sue fantasie escapiste.
Niccol è l’anima di films come Gattaca, Truman Show (diretto poi dal grande Weir), S1m0ne, The terminal via via fino al recente In Time.
L’ossessione per i futuri alternativi, per le atmosfere gelide e stranianti, sono tutte caratteristiche di questa grande testa pensante che già solo per i primi due film citati dovrebbe entrare di diritto nella storia, nascosta appunto, del cinema.
Curtis è tutto un altro mondo.
E’ il mondo della commedia dolce amara, dei grandi meccanismi tipici delle opere del genere, con quel retrogusto così tipicamente british, venato dal sarcasmo lieve della factory che ha generato Mr. Bean e soci.
La tradizione che ha generato due grandissimi un pò dimenticati fuori Albione come Peter Cook e Dudley Moore (anni di tv meravigliosa culminata poi in film immortali come Bedazzled – Il mio amico il diavolo, uno dei film più devastanti di sempre), ha messo sulla scena la maschera comica immortale di Rowan Atkinson, amico e sodale di Curtis già in serie tv sublimi come Blackadder e, ovviamente, nella saga dell’ometto Bean.
Oltre Rowan, Curtis è l’uomo dietro Quattro matrimoni ed un funerale e Notting Hill, ossia due splendide commedie epigonali che resteranno per sempre nell’immaginario e saranno, secondo me, molto rimpiante.
Curtis è anche un cesellatore di gioielli come The boat that rocked (I love radio rock), bislacca e demodè commedia corale, così intrisa di nostalgia da fare male e recitata, come sempre, in paradiso nonchè è l’autore di un’altra commedia clamorosamente sottovalutata come Love Actually, un film definitivo e, come spesso gli accade, corale, che è un pò l’ultima parola possibile sull’argomento prima del diluvio che ha seppellito, almeno pare, il genere.
Tutto quello che esce da quelle due teste e da quelle due factories ha il crisma della qualità assoluta e il gusto della scrittura perfetta : cercare questi scrigni non sarà tempo perso, ve l’assicuro.

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2 thoughts on “I geni nascosti

  1. Concordo. Spesso il lavoro di un grande sceneggiatore semplifica, se non riduce, il compito del regista a “semplice” registrazione di un’atmosfera e di una magia già presente nello script.
    Mitico Curtis: Quattro matrimoni e un funerale e I love radio Rock semplicemente fantastici.
    Di Niccol, epico The Truman show, e bello anche Gattaca, ma ultimamente a mio parere è in fase discendente. E non vorrei mai consigliartelo, ma se ti capitasse per sbaglio di vedere In Time, ne avrai un’assoluta conferma.

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