Rogeriade

Andy Murray ha perso quindi è scozzese.
Se avesse vinto, sarebbe stato inglese e le Union Jacks si sarebbero strappate dalla loro asta dal troppo sventolare.
La mia congenita anglofilia conosce bene i suoi polli…
Ma nonostante la mia notoria passione britanna, non so perchè, e secondo me in buona compagnia anche a Londra, non sono riuscito ieri per davvero a tifare per Murray e per l’impresa storica della coppona del tempio di Church Road (il nome della via non potrebbe essere più appropriato).
Mr. Isterix come lo chiama genialmente lo scriba Clerici, ha la simpatia di una ciste inoperabile, per non parlare della fastidiosissima madre tutta pugnetti e sguardi feroci e perfino della fidanzata decorativa, eccessivamente inquadrata dalla Bbc e incapace di andare oltre il “come on” di ordinanza ad ogni punto, dicasi ogni punto.
L’abisso è poi stato toccato con l’assunzione di Ivan Lendl come coach, senza il probabilmente il tennista più odioso e non empatico dell’intera storia dello sport con racchette.
Niente a che vedere con quell’apoteosi del bravo ragazzo che era Tim “Timbledon” Henman, ultima incarnazione dell’eroe sfortunato (solo semifinali).
Dall’altra parte della rete, IL tennis, ossia la attuale reincarnazione del messia mandato a salvare il gioco in questi tempi cupi dall’imperante eccessiva muscolarità e prevedibilità dei mostri.
E in più un uomo di rara bontà (come definire uno che sposa, dalla sua posizione, una Santippe sovrappeso probabilmente neanche tanto morbida e un pò comandina come sua moglie?), di rara classe e ,come ha detto qualcuno proprio ieri, più inglese nella sua giacchetta bianca e nella sua gentlemanship della gran parte dei guardoni di Church Road.
Come tifare contro?
Federer, degno erede di Sampras, al quale somiglia molto anche tecnicamente, ha raccolto l’eredità di “lazy Pete” e, semplicemente, ha salvato questo sport per un altro decennio dopo il decennio samprassiano.
Questo ha avuto una importanza estrema nella sua storia.
Il tennis, uno dei miei sports di elezione, da fine anni 80 in poi era inesorabilmente condannato alla mediocrità spaziale di picchiatori senza senso e senza carisma.
Questi due geni della racchetta hanno dimostrato l’impossibile ossia che è possibile ancora un tennis di grande qualità e varietà, un tennis di tocco che resiste alle botte assassine.
E’ ovvio che ci sono voluti due giganti, due che resteranno nella storia tra i più grandi e che hanno aggiornato la solita litania : Tilden, Laver, Rosewall, Borg, McEnroe etc , due che comunque hanno sufficiente potenza, stamina, forza mentale per reggere al bombardamento e inserire nello scambio il quid in più che é la tecnica.
Il tennis che noi amiamo è ben rappresentato da uno come Gasquet.
Gasquet è il talento puro, il tocco ma senza la tenuta nè fisica nè mentale nè semplicemente di “colpo”, che possa reggere la noiosa apocalisse di pallate che è oggi una partita dell’Atp media.
Dopo Roger il diluvio?
Anche ieri ci sono stati quelli che nel celeberrimo saggio apologetico Foster Wallace chiamava i “Federer moments”.
E sono bastati un paio di questi nel secondo set per cambiare il corso della partita.
Se il nocciolo duro di questo grande sport è ancora la tecnica, in fondo, c’è ancora speranza.
Ma dubito seriamente che rivedremo a breve queste punte di eccellenza e penso che il futuro sarà senza grosse rivalità (una delle chiavi del successo del tennis, come di altri sports), una melassa indistinta di 4-5 potentoni che relegheranno i filmati di ieri ad un sospiroso ed inevitabile : bei tempi.

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One thought on “Rogeriade

  1. Da profano che non ha mai preso in mano una racchetta da tennis, mi inchino anch’io di fronte a Re Roger. Davvero uno spot per il tennis e un giocatore che fa esaltare anche chi, come me, non ha l’esperienza e le nozioni tali per apprezzare tutte le sfumature tecniche di una partita. Semplicemente spettacolare.

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