Un grande paese

Sarà l’età, sarà la mia anglofilia a prova di bomba, ma ieri sera mi sono davvero commosso.
Le Olimpiadi nella mia città, la città che, vedo, é diventata inesorabilmente la città di tutti (il mondo ha davvero adottato questo posto incredibile come capitale di tutti e questa é la sua grande forza nel nostro universo globalizzato), sono un momento nella storia che non dimenticheremo presto.
La cerimonia di quel geniaccio di Danny Boyle, così perfetto nel suo multicultural pop, è stata esemplare sia nella sua britannicità, che é quello che tutti hanno imparato ad amare, come se fosse una legacy planetaria alla quale siamo affezionati tutti, sia nel suo essere rivolta al mondo.
Il mondo é pop e moderno per definizione e Londra é pop, rock, multiculturale e fondamentalmente pragmatica nel suo understatement e nel suo sapersi prendere in giro con classe.
Devo dire che ho trovato geniale il siparietto di quella leggenda che é Rowan Atkinson-Mr. Bean, altra icona pop perfetta per il globo : non parla e tutti lo conoscono.
Boyle ha aggirato la trappola retorica di “Chariots of fire” nella maniera più splendida e apparentemente inosabile altrove.
E poi James Bond e la regina, Mary Poppins, Harry Potter, perfino i Sex Pistols : un frullato pop e trasgressivo nel paese più immerso nella sua straordinaria storia e tradizione, il magico mix che ha sempre reso grande la vecchia Albione.
E tanta, tanta musica, perché questa é davvero l’isola della musica moderna.
Da Jerusalem, l’inno che chiunque sia stato in Inghilterra conosce bene, al caleidoscopio rock durante tutta la cerimonia, a Heroes, ovviamente, durante la sfilata della squadra UK fino al classico finale catartico e aggregante che é Hey Jude, un pezzo senza tempo del gruppo senza tempo adottato dal mondo intero.
Insomma : una gioia e un refresh sul perché amiamo tutti questo posto così unico e i suoi bislacchi ed eccentrici abitanti.
In piena recessione mondiale, in un mondo sempre più cupo e preoccupato, le trentesime olimpiadi tornano a casa, dove sono nati molti sports, anzi é nata la parola stessa “sport”, con tutte le sue implicazioni di nobile, disinteressato passatempo per gentlemen.
E tornano nella capitale riconosciuta del mondo, la vecchia e sempre nuova Londra, simbolo di una rinascita possibile.
Pure magic, mates.

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2 thoughts on “Un grande paese

    • Giusto! Ecco…la patria del teatro. Ieri sera il bardo e perfino un musical sul sistema sanitario nazionale! Il Ken nazionale si aggirava per l’Olympic Stadium davvero con l’aria di colui che pensasse che tutta quella cerimonia…per lui…era il minimo!
      E che dire dei siparietti sul fiume con Beckham (vera icona pop, casualmente calciatore)…davvero fantastici.

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