Lontano dal mondo

Come molti sono attratto inesorabilmente dai grandi reclusi, da coloro, soprattutto nel mondo dell’arte, della musica, del cinema, della letteratura, che staccano la spina e per motivi vari dicono bye bye al rumoroso mondo che li circonda, come in una forma di legittima nausea per l’ “ado about nothing”.
Penso a Kate Bush, a Mina, a Lucio Battisti, a certi grandi che in periodi più o meno lunghi della loro carriera spariscono come Miles Davis, penso a film che immortalano i grandi reclusi e che mi sono sempre piaciuti come “Sunset boulevard”, perfino a quel certo brivido che ho sempre avuto per le storie dei giornalisti che cercano e fanno indagini approfondite su chi dice “Fermate il mondo, voglio scendere” come capita, tangenzialmente, anche in film tipo “Maledetto il giorno che ti ho incontrato” di Verdone che, significativamente, va a concludersi a Land’s End, altro posto di memorabili oblii.
Ho scritto perfino racconti e abbozzi di romanzi sulla diva reclusa e sul giornalista che vuole capire e che cerca di sapere.
E ho in testa la meravigliosa canzone di Tenco, una delle tante (Lontano Lontano), che allude a sparizioni ben più definitive, come purtroppo abbiamo capito con ritardo.
Ieri ho visto un documentario struggente, come tutte le opere che toccano queste atmosfere, che si chiama “The one man Beatles” e che consiglio vivamente.
Parla dell’ormai leggendario Emitt Rhodes, musicista cult californiano che ha lasciato pagine di straordinaria musica melodica, del livello di un Paul Mc Cartney per intenderci, musicista al quale é continuamente accostato per evidenti analogie stilistiche e per il beffardo, antitetico destino commerciale, umano ed economico.
Fondatore dei Merry Go Round, una sorta di Beatles in salsa westcoast, e poi, da solo, coltissimo e cultissimo autore isolato di opere da multistrumentista che qualcuno si é azzardato a dire, il massimo dei complimenti, rappresentano ciò che tutti i fanatici dei fab four avrebbero voluto fosse il parto della carriera solista di Paul (Faul?) Mc Cartney.
Comme d’habitude non mi attardo a descrivervi la sua vita e le sue opere (Wikipedia, YouTube e altro ancora fanno meglio), mi basta avervi messo la rituale pulce nell’orecchio.
Mi ha colpito, come sempre, la profonda malinconia dello sconfitto dalla vita e la grande nobiltà e delicatezza del puro che si scontra con un mondo crudele ed assetato non solo di denaro.
E una musica di rara dolcezza e malinconia che merita un approfondimento.

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