Cherrypicking n. 5

Due film ho visto di recente che purtroppo rafforzano i miei pregiudizi antiitaliani anche nel cinema.
Due chicche deliziose che confermano l’impressione ormai granitica che viviamo nella serie B dell’Occidente, soprattutto sul piano culturale.
In un’epoca in cui anche il cinema americano batte clamorosamente e inaspettatamente la fiacca e relega i suoi talenti migliori, nella regia, nella sceneggiatura, nella recitazione, nel palcoscenico privato che é la tv, fortunatamente esiste ancora il cinema francese ed esiste ancora la gloriosa tradizione britannica.
In questo senso é in tv e a teatro che resiste il magistero anglosassone, come chiunque frequenti Nylon (la megalopoli atlantica London-New York) sa bene.
In Francia invece é ancora il cinema che, cartesianamente, rappresenta il baluardo della qualità.
Il primo film é “Le donne del sesto piano” e il secondo é “Marigold Hotel”.
Il cinema medio, di qualità solida, basato su semplici assunti, per un pubblico adulto, é purtroppo molto raro oggigiorno.
Ma resiste laddove la cultura ha ancora una importanza riconosciuta.
Da noi la commedia, perfino oltre gli abominii vanzineschi, é concepita come uno stanco assemblaggio di persone-personaggi graditi al pubblico stanco e lobotomizzato dalla peggiore tv d’Europa, all’interno di tòpoi sempre rigorosamente provinciali e autoreferenziali.
É estremamente difficile trovare delle storie, delle logiche che vadano al di là delle miserie dell’Italietta profonda ed é ancora più raro, nel mondo dove prevale la totale mancanza del riconoscimento del merito e della qualità vera, cogliere una recitazione al minimo sindacale o una sceneggiatura all’altezza.
È il cinema meno necessario d’Europa ed é, al suo meglio, l’apoteosi del carino e quindi del dimenticabile.
In fondo si vede che il cinema e quindi la cultura non sono considerati importanti per davvero.
“Le donne del sesto piano” racconta una storia un pó démodé con quell’aria delicata e sottilmente elegante che é tipica del cinema francese al suo meglio.
Una storia sulle divisioni sociali e una storia d’amore, interpretata in paradiso in particolare da Fabrice Luchini, uno di quegli attori che non nascono mai dalle nostre parti e ti chiedi perché.
Un maestro di sottigliezze interpretative, un autentico gigante dell’understatement, attore perfetto per la commedia intelligente, dove per commedia ovviamente si intende qualcosa di estremamente lontano dal becero contenitore di facezie non buffe che intende l’italiano medio, erede del peggior Plauto se solo sapesse chi é.
Il secondo film, dal meraviglioso titolo originale “The best exotic Marigold Hotel” é invece nel filone squisitamente britannico del film “esotico” e post coloniale con sfumature malinconiche ed esistenziali.
Radunare un gruppo di magnifici vecchietti e farli recitare in India con l’artificio di una storia di pensionati alla riscossa é una di quelle idee vincenti che mette buonumore già nel pensarla.
Se poi il cast annovera gente del calibro di Tom Wilkinson (attore monumentale e di finezze sensazionali), Maggie Smith, Judi Dench e altri, capite bene che il prezzo del biglietto é già ampiamente coperto.
In fondo il cinema é semplice : serve verità, una storia, attori bravi e poi tutto va da sé.
Fosse semplice…

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