Elogio della bicicletta

La notizia di questa mattina non mi meraviglia e nello stesso tempo mi rallegra profondamente.
Pare che in Italia nell’ultimo anno, dopo tantissimi anni (pare, dal dopoguerra), il numero di biciclette vendute abbia superato quello delle automobili.
E’ indubbio che la crisi epocale che stiamo attraversando, una crisi sistemica e non di ciclo (scusate il doppio senso), giochi un ruolo fondamentale.
Per spezzare la catena perversa che lega l’italiota medio al suo brum-brum ci voleva proprio una stangata combinata, benzina-costi auto-crisi economica.
Con la benzina più cara del mondo, i costi auto (e quasi sempre per motivi fiscali) demenzialmente vicini ai 7000 euro annui (di media!) e una crisi che non fa prigionieri mi sembrava strano che perfino in questa landa di cialtroni che ragionano all’incontrario non arrivasse, tardivo, il neurone.
E intanto Marchionne piange.
Anche perchè sa benissimo che il mondo sta cambiando irreversibilmente…e adesso chi lo va a raccontare agli abitanti del passato, quasi tutti residenti in Italy?
La parte “allegra” ovviamente riguarda la mia cara, amata bicicletta.
Sono molti anni che odio profondamente andare in macchina, per un sacco di motivi validi, tra cui il fatto che l’uso del mezzo è sempre più insensato e nevrotico.
E per anni sono andato in vacanza in un posto talmente poco italiano nello spirito (pur essendo in Italia) da proibire totalmente l’accesso agli estranei e l’uso dell’automobile.
Questo ha reso per anni le mie vacanze (almeno quelle italiane), le più felici possibili in un paese del genere, perchè l’uso stesso del mezzo più semplice, elegante e comodo del mondo mi faceva diluire quintali di stress senza problemi in pochi giorni nonchè ossigenare meglio il cervello e quindi le visioni e i pensieri.
Molti libri “ciclosofici” sono stati scritti e sono in gran parte condivisibili.
Inutile dire che al di fuori dell’isoletta in cui mi recludevo per qualche settimana, l’Italia esigeva il suo prezzo quotidiano che è altissimo, come sempre, sul piano della qualità della vita e delle cose che contano.
Un torpedone inesauribile di auto, rumorosissimi e sgarbatissimi motorini (unicum in Europa, cà va sans dire) etc. che ha sempre reso l’uso della birota in città praticamente suicida.
Il tutto mischiato all’abituale cialtronaggine italica che si esprime al suo meglio nelle famigerate piste ciclabili, locuzione che ricorda sinistramente la parola “riforme” : se ne parla sempre, non si fa mai nulla di concreto, e nel frattempo l’abituale inciviltà del “cittadino” medio fa strame di tutto.
Qualche anno fa, purtroppo molto in ritardo rispetto ai miei desiderata, ho finalmente detto ciao ciao per sempre a quella buffa e improbabile cittadina (chiamarla metropoli, rispetto a quello che c’è in giro in Europa mi suona strano) che si chiama Milano.
Milano, pur spacciata spesso per l’unica vera città di respiro europeo che esista in Italia (ma solo per assenza di concorrenza), ha il grave difetto comunque di essere italiota nello spirito (cosa di più provinciale dell’ossessione della bella figura e del vestito?) e di essere, sostanzialmente, una città che ha tutti i difetti delle grandi metropoli pur fornendo poco in cambio e a carissimo prezzo, sia umano che economico e pur non essendo, nella sostanza, una grande metropoli.
In un mondo in cui le città perdono fatalmente il loro potere attrattivo, almeno sul piano residenziale, come da sempre capita nelle civiltà anglosassoni e non solo, Milano sembra una città sempre più inutilmente frenetica e delirante.
Da sempre nei paesi civili la borghesia avanzata abita FUORI città, anche perchè il concetto stesso di periferia alla milanese (dormitori e tutto il bello in centro) riflette un mondo ormai finito e culturalmente retrogrado (il centro è per gli affari non per le residenze).
Il web e la globalizzazione hanno ormai azzerato quasi completamente l’utilità di stare “al centro”, per motivi pratici.
L’Italia, come sempre, arriva buona ultima…ma alla fine arriva.
Personalmente andando ad abitare in Brianza, in mezzo al verde ed in un posto dove l’uso della bicicletta è davvero quotidiano, avendo anche un centro storico completamente proibito alle auto (altro che area C), la scelta di vita è stata fatta e al completo.
E oggi ho finalmente un motivo per leggere il giornale e sorridere.
Scusate se è poco.

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