Per Giove

Nell’epoca post televisiva che ormai stiamo già vivendo da tempo, dove ormai la fruizione del “tubo” si é liberata dai vincoli temporali e di trasmissione grazie ai vari mysky, youtube e compagnia bella e dove vediamo frammenti di quasi tutto quando ci pare o quando la rete, moderno rabdomante, ce li segnala, la serata del giovedì sembra rappresentare in questo autunno televisivo italiano del 2012 una cometa finale, un segno di come eravamo e di come già siamo, nella modernità.
É raro infatti, come si dice, trovare qualcosa di interessante da vedere, di strettamente televisivo intendo, che non sia il film o l’evento sportivo o musicale o altro.
Non per altro oggi dilagano e prosperano i canali che hanno scelto il taglio piú home oriented moderno, come Real Time, e si fa da mangiare a tutte le ore e con mille varianti.
Il giovedì invece, serata decisiva per le sorti pubblicitarie (a quanto pare), in contemporanea “girano” tre programmi, tre “format” a modo loro, che rappresentano, nel bene e nel male, il meglio della tv italiana di quest’anno e forse di questi anni e che ci costringono quindi alla nevrosi tipicamente contemporanea della visione differita di mysky, youtube etc.
Sto parlando di X Factor (Sky Uno HD), Pechino Express (Rai 2) e Servizio Pubblico (La 7 e web).
X Factor, format mondiale partorito da quel geniaccio british linguacciuto di Simon Cowell, conosciuto in epoche in cui in Italia manco si sapeva cosa era il “talent” e passava sul satellite, carbonaro, lo splendido prototipo (American Idol), é oggi, dal punto di vista produttivo, soprattutto nella versione HD, lo spettacolo piú appagante della tv italiana.
Stiamo parlando di un live e di un livello di produzione veramente internazionali che francamente non si erano mai visti nella patria sanremese laddove perfino le megastar passate per la rituale marchetta venivano tritate dall’arietta mefitica del tinello italiota e dalla conseguente confezione “dè noantri” tipicamente e tragicamente Rai.
Bisogna ammettere poi che nella versione “localizzata” di questo software perfetto ci sono degli ingredienti che funzionano particolarmente bene.
Mi riferisco ad esempio al conduttore, il buon Alessandro Cattelan, uno di sicuro talento e di spigliatezza e disinvoltura assolute, perfino con l’inglese (rara avis), che ha spazzato via dai palinsesti il buon Facchinetti che non sapeva ancora di aver vinto la lotteria ma che è stato poi segato dalle logiche Rai, al momento dell’ennesima perdita della gallina dalle uova d’oro.
E per restare in tema perfino Simona Ventura, la più improbabile e incompetente dei quattro giudici assolve al ruolo della zia inacidita che tutti amano bersagliare o guardare con sincero sgomento quando “maioncheggia” a più non posso.
Morgan ed Elio poi innalzano sia il livello tecnico (quanta musica degna di essere ascoltata e finora di nicchia ha avuto finalmente la sua finestra di massa nella patria degli eterni Albano?) e di puro show glamour.
Mi sembra un programma, al di lá della qualità delle singole “annate” canore, che non può che peggiorare visto l’equilibrio perfetto, l’inesorabile meccanismo e la splendida confezione.
Un programma da satellite nel senso migliore del termine, laddove sul satellite e sui relativi canali tematici si è sempre trovato il meglio del tubo in questi anni.
Gli altri due programmi invece non vengono dal satellite ma ormai sono totalmente impregnati dal mood multimediale e iper comunicativo della televisione di quest’epoca.
“Pechino Express”, la vera sorpresa dell’anno, non veniva accreditato di nessuna credibilità al suo debutto.
In piena temperie di fine imperio per i reality vari, proporre un reality su Rai 2 con quattro sgallettati sedicenti vip e affidare la conduzione a Emanuele Filiberto e sperare di farla franca sembrava quantomeno ottimistico.
Invece, a perenne monito e a suggello della verità del “non si può mai sapere” e “non bisogna partire prevenuti”, se un programma é ben congegnato ed é “scritto” bene, così come si ha, nel cinema, una bella sceneggiatura, non c’é inficier che tenga e si può fare la zuppa anche con i ceci scaduti.
Pechino Express funziona perché in realtà é un “game” vero e proprio, crudele nella sua semplicità, e ha spazzato via per esigenze “di corsa” tutta la paccottiglia pseudo umana che ha piano piano eroso la novità e la credibilità dei reality nostrani.
É girato magnificamente (anche qui l’importanza della produzione e della confezione) in posti oggettivamente interessanti e ancora “esotici” rispetto alla nostra realtà omologata, dura incredibilmente tanto per essere un “documentario” e ha trovato anche una umanità “guardabile” laddove progressivamente e proporzionalmente si è allontanata dal giochino lutulento del televisivo italiano per immergersi “realmente” in una verità parallela.
In questo senso anche il post-re è una sorpresa per garbo e conduzione e non sfigura affatto, dando finalmente un senso ai Savoia, per quanto mi riguarda.
Menzione speciale per CDG (Costantino della Gherardesca), altro nobile decaduto, personaggio televisivo del’anno imho per l’ironia feroce così poco italiana, una ventata d’aria fresca, altro italiano di ultima generazione che, finalmente, non si fa riconoscere all’estero e parla, guarda caso, un inglese più che accettabile (a perenne memoria : sempre, sempre guardare il video di b da George Bush junior che tutti conoscono…il famoso video del “Your English is very good”).
Con Servizio Pubblico siamo all’ultima versione del format “talk show politico” di Santoro.
Un format che è dovuto andare direttamente sul web e su canali “alternativi” solo secondo la tragica mentalità ristretta di gran parte dell’Italietta, ancora, laddove lo streaming era già l’anno scorso l’unico modo di fruire il tubo delle nuove generazioni.
Un format che ovviamente ha scelto questo finto esilio solo perché, altra anomalia, solo in Italia e quindi in un paese fortemente illiberale e sostanzialmente incivile si poteva seriamente pensare di boicottare un programma per motivi politici.
Santoro è stato spesso avversato infatti dalla peggiore destra illiberale europea, sedicente moderata e liberale, accusato di faziosità quando semplicemente si propone, come molti editorialisti e “opinion makers” in tutto il mondo, con il suo punto di vista e una sua linea editoriale chiarissima ed efficacissima, oltre che, cosa non banale in Italia, realizzata con perfetta professionalità e riconoscibilità.
Inutile dire che, nel merito, ovviamente spesso aveva ragione ma non è questo il punto e, purtroppo, spesso si é faticato troppo a farlo capire nella perenne cagnara tricolore e in un mondo che non riesce ad uscire mai dalla trappola delle contrapposizioni ideologiche e tifoidee becere.
Oggi Santoro è “tornato” anche su La7, non a caso, una tv generalista che ha però giustamente un piglio da canale tematico per persone pensanti e che ha fatto la sua recente fortuna cavalcando in epoca tarda berlusconica la fame di notizie e di una informazione in genere non serva e non appiattita sulle voglie dell’ultimo potentino di passaggio.
In questo senso Mentana e soci, pur non essendo certamente “avanguardia”, hanno assolto egregiamente il ruolo del buonsenso e di una “informazione” corretta e quasi anglosassone, in un mondo di pazzi furiosi totalmente incapaci di riconoscere la correttezza e l’onestá intellettuale anche ad un centimetro e che, in genere, non hanno la minima idea di cosa voglia dire una politica e una informazione moderne e democratiche per davvero.
Per Giove.

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2 thoughts on “Per Giove

  1. Totalmente d’accordo su X Factor e Servizio Pubblico. Il primo è stato resuscitato da Sky dopo le ultime stagioni su Rai Due e ora l’intenso lavoro di make up l’ha reso così poco italiano da sfuggire alla definizione di reality o talent (per come la conoscevamo noi almeno), per dare spazio a un vero e proprio concerto ogni settimana, estremamente godibile e scorrevole nonostante la durata. Un merito anche quello di essere usciti dalla logica di un voto per un euro, a vantaggio di una partecipazione più ampia e attraverso i social network.
    Su Servizio Pubblico, visto in rete il giorno dopo ovviamente, non posso che condividere il giudizio positivo. Santoro è uno showman che, piaccia o non piaccia, sa fare il suo lavoro. Ottimo il fatto che non sia in concorrenza con PiazzaPulita, come invece avveniva l’anno scorso.
    Su format di Rai Due, invece, non posso esprimermi avendone visto solo alcuni spezzoni, ma credo di avere pregiudizi troppo grossi su quel cretino del post-re per poterlo giudicare oggettivamente.

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