Endorsement

Penso che sia evidente anche al più distratto degli osservatori che l’Italia non sia normale nè come paese nè come democrazia.
Penso che sia altrettanto evidente che i tempi che stiamo vivendo, sia per quanto riguarda la politica sia per quanto riguarda l’economia, siano tempi straordinari.
Tempi di crisi sistemica e non ciclica a tutti i livelli, tempi di svolta reale.
Per una volta quindi non è davvero retorico o elettoralistico affermare che questi due anni di “passaggio” dalla seconda alla terza repubblica, per quanto riguarda l’Italia, e di “passaggio” dalla prima Europa iper monetaristica all’Europa del domani, siano fondamentali per chiarire le dinamiche e le logiche di un futuro che è già qui, nel quale stiamo già vivendo.
Se restringiamo il cannocchiale per un attimo e parliamo di questo nostro sventurato paese, è chiaro ormai a tutti, e con colpevolissimo ritardo, quale panorama di macerie abbia lasciato il ventennio precedente, con la attiva complicità di una finta opposizione.
Sono cose che fino a pochi anni fa venivano dette da una stretta minoranza, nonostante l’incredibile evidenza, e vent’anni fa eravamo veramente in pochissimi a smascherare il berlusconismo per quello che era, una zeppa nella porta che si apriva su un futuro moderno e al passo col resto d’Europa.
Con un minimo di informazione vera a disposizione (una vera luxury in un paese come il nostro) e senza il paraocchi delle opposte tifoserie, era palmare che l’avvento al potere di una lobby dedita, per essere buoni, ai fatti propri, avrebbe, come minimo, inquinato e aumentata una confusione sui veri obiettivi che in un paese tragicamente bizantino e tifoideo, vecchio e stancamente amorale come il nostro, erano sempre gli ultimi ad essere considerati. L’associazione di questo vero e proprio monstrum con una potenza di fuoco mediatica senza precedenti e senza corrispettivi nel resto dell’Europa civile non poteva che fare danni enormi e prolungati, sia a livello sostanziale, sia a livello culturale.
Se a questo aggiungiamo la naturale inclinazione dell’italiano medio alla scorciatoia e all’appeasement del potere, una opinione pubblica scientificamente disinformata e propensa allo schieramento acefalo, una comunicazione serva e disonesta intellettualmente (con rare eccezioni), un popolino di rara beceraggine e vecchio sia dentro che fuori, un provincialismo di fondo cancerogeno…ecco l’Italia chiassosa, corrotta, inconcludente e disprezzabile che tutti oggi amano odiare.
Come se in realtà la classe politica italiana non rispecchi con chiarezza una società dello stesso stampo e che, a parti invertite, farebbe lo stesso.
Di fronte ad una decadenza inesorabile su tutti i parametri da anni, i primi smottamenti veri si sono avuti, comme d’habitude, solo quando anche i conti hanno cominciato a non tornare.
Il belpaese dei feroci bottegai individualisti è passato velocemente dalla favola ridicola dell’arricchimento d’abord fottendosene delle regole, giuste o sbagliate che siano, alla disillusione dell’imbecille che con vent’anni di ritardo e di fronte all’evidenza del fallimento totale constata anche il resto.
Il simbolo dell’entrata nel mondo reale é stato il dopo Cannes, dopo un G8 tragicomico nel quale sostanzialmente l’Europa, con chiarezza ormai inequivocabile,ci chiedeva di rimuovere l’AD e l’intero consiglio di amministrazione per manifesta incapacità e palese impresentabilitá, oltre che per demenziali e grottesche negazioni della realtà (le famose battute sui ristoranti e gli aerei pieni).
Il governo Monti ha fatto la parte del curatore o del coroner, se volete, e chiaramente il suo ruolo di carnefice freddo e molto, molto tardivo, quindi con una enorme mole di lavoro da fare in poco tempo, non gli ha garantito una grande popolarità.
Oltre ad una crisi che morde con rara ferocia e continuità esasperando gli animi di un popolo costantemente vilipeso e demenzialmente preso in giro per anni, non senza colpe anche sue, soprattutto culturali.
Di fronte a questo tsunami combinato l’intero panorama sembra in procinto di cambiare e stavolta non per via giudiziaria.
L’enorme discredito della classe politica e conseguentemente dei voti che riesce a prendere (ultimi bagliori del voto di scambio e della gestione delle clientele), al crollare della leva economica, ha portato con chiarezza all’azzeramento dei partiti della partitocrazia imperante e al successo delle liste civiche o dei movimenti radicalmente alternativi come M5S.
Le liste civiche però di fatto nascondono quasi sempre anche l’ultima ridotta sulla quale i partiti e le solite lobbies di potere e sottogoverno cercano di ottenere consenso nascondendosi.
Essendo un giochino buffonesco e facilmente smascherabile è facile che molti in Italia ci caschino.
Al netto di questo ultimo travestimento a mio parere esistono solo due forze in Italia realmente alternative.
Se mi piacesse personalizzare la politica, come è stato facile imporre in un paese di sempliciotti come il nostro, direi Renzi e Grillo.
Ma in realtà contano le idee, le logiche che ci sono dietro.
Che poi queste possano tradursi in realtà ovviamente molto ne deve correre, sia di tempo che di prove.
E in questo senso la palude italiana ha una lunga tradizione di vittime eccellenti.
Ma entrambe le proposte hanno una caratteristica molto up to date a livello di offerta politica (in senso proprio di marketing) ma anche molto allettante a livello di chi capisce, nel profondo, l’enorme marciume, anche culturale, da rimuovere.
Una cosa che colpisce positivamente è che entrambi sono dei mavericks nel panorama attuale.
Entrambi odiatissimi, entrambi veramente visti come alieni rispetto all’humus che li circonda, entrambi immediatamente vittime di accuse generiche ad arte e mai nel merito e di tentativi di truccare le elezioni.
Renzi ha osato dire e fare sua una proposta politica che parte da lontano, parte, direi, dal morettiano “Non vinceremo mai…”.
Parlare di modernità, di sana “rottamazione” in un paese che non ha nessun sano meccanismo di ricambio del potere (e non solo in politica) e quindi è, matematicamente, più marcio di altri, é di per sè rivoluzionario e lo è ancor di più in quel cimitero di sepolcri imbiancati che è il csx italiano.
Un centrosinistra che con rare eccezioni, non ha davvero lottato contro il mostro reale che si é trovato di fronte, non ha saputo proporre con entusiasmo un vero modello alternativo (e sarebbe stato facile) ma si è semplicemente limitato ad una demonizzazione di facciata che nascondeva in realtà un tragico, ferale appeasement che spesso si è tramutato in vera e propria complicità (da rivedere sempre, a futura memoria, Violante in Parlamento che racconta in maniera naïf gli accordi sottobanco in un celeberrimo video trovabile facilmente su Youtube).
Renzi queste cose le dice con chiarezza e con una giusta dose di sana mancanza di rispetto per i vecchi.
Parla di cultura e di educazione, parla dei propri limiti personali e toglie di mezzo anche la tragica idea dell’ “uomo forte” e risolvitutto che tanti danni ha fatto, soprattutto nell’immaginario dell’elettorato del campo avverso, naturalmente più credulone, culturalmente meno critico e anagraficamente condizionato da vecchi e decrepiti modi di pensare, spesso di inconfessabile provenienza. A questo proposito, veloce parentesi, mi sembra ampiamente significativo che lo sbocco culturale e politico delle truppe allo sbando e dei vari gruppuscoli neonati sia, in quella parte lí, il ritorno acritico e becero al passato, l’euro come nemico e altre favolette per gli antimoderni ideologici un po’ ammaccati.
Renzi mi sembra, anche personalmente, al di lá della evidente capacità di parlare al cuore delle persone e al netto delle furbizie di marketing ormai ineliminabili nella politica moderna, uno che riesce ad andare al di lá delle piccole meschinità altrui (il cambio delle regole delle primarie in corsa, ad esempio) grazie ad una visione e un programma di rivoluzione, non riforma, dell’Italia, come è giusto che sia, e mi sembra inoltre uno che sa circondarsi di persone valide e molto, molto poco “italiote”, che non è una dote da poco, anzi qualcosa che può fare davvero la differenza.
È un po’ la pars construens della rivoluzione possibile, anche nella giusta attenzione alla desertificazione totale di un sistema burocratico e vessatorio, anche a livello fiscale, che ha allontanato definitivamente dal nostro paese ogni forma di business sensato.
La pars destruens è sicuramente Grillo, ma più per i toni che per la sostanza che invece è di buon senso clamoroso.
La ferocia demolitiva di Grillo come dialettico e uomo da palco, del tutto meritata peraltro dalla nostra classe politica con pochissime eccezioni, tende un po’ a coprire invece la realtà di un movimento veramente nato dal basso, realmente democratico (altro che guru e dittatore) e sicuramente foriero di idee normali ovunque, rivoluzionarie qui (via la politica come mestiere, via i soldi dalla politica, massima trasparenza e comunicazione soprattutto con l’uso spregiudicato del web che in effetti, normalmente, non perdona, rifiuto totale e lucidissimo delle logiche mediatiche marce del paesello della finta comunicazione televisiva e così via…).
Mi sembra che oggi le speranze di una vera, sana rivoluzione di una società inaccettabile passino attraverso queste due vie concrete.
Non mi pare esista altro di credibile sia sul piano della biografia che sul piano del programma e della visione del problema Italia.
Che poi possano davvero cambiare il sistema o almeno provarci è ovviamente tutto da dimostrare ma mi sembra che tra tutti siano quelli con le idee più chiare e condivisibili, soprattutto in chiave futura.
Non penso peraltro che il sistema sia riformabile dall’interno (Monti stesso è condizionato da un Parlamento che vive stabilmente nel passato, ferocemente attaccato a vecchie logiche) e penso anzi che la parola riforma oggi sia pericolosa di per sè perché intrinsecamente gattopardesca.
Per questo in fondo non credo ad un terzo polo eventuale che, imho, sarebbe troppo morbido con la struttura attuale per antico vizio consociativo e per schemi post democristiani invalicabili.
E che nascerebbe comunque con nel DNA la logica della stampella di appoggio dell’eventuale vincitore.
Renzi e Grillo dichiaratamente escludono apparentamenti tattici.
Anche su questa coerenza verranno misurati, se ne avranno l’opportunità.
Non è quindi, secondo me, tempo di usati sicuri, anche se presentabili come Bersani, Vendola & co., ma è tempo di andare OLTRE e per sempre.
In questo senso diffido profondamente di una classe dirigente provinciale, che non sa (bene) l’inglese e guarda le tecnologie con sospetto e senza nessuna conoscenza specifica.
Se fossi un datore di lavoro é gente che non assumerei per “manifesta inferiorità”.
Ecco il mio endorsement.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s