Cherrypicking n. 8

Qualità e successo mondano spesso e volentieri nella vita sono separati rigorosamente.
Ci sono dei settori, come la politica italiana, dove lo iato è così profondo e radicato, le logiche così palesemente antiqualitative che si può parlare a ragione di kakistocrazia imperante.
Ma certi crimini silenziosi succedono tutti i giorni in tutti i settori, anche in economia, e segnano con amarezza le vite delle persone.
L’arte e la musica in particolare non sono esenti da queste tare.
Nel momento in cui si è economizzato tutto (vedi alla voce : società capitalistica), ai molti vantaggi si è aggiunto un evidente, grosso svantaggio.
Se contano i numeri, come in democrazia, e non importa come li si ottengono, vale tutto.
E in genere il livellamento è verso il basso, perchè la cultura vera e la raffinatezza di pensiero sono merci paradigmaticamente di nicchia.
Molti artisti, soprattutto nell’era liquida e frammentaria che attraversiamo, hanno capito che è inane correre dietro alle mode e al “commerciale”.
Al rischio certo di snaturarsi, si aggiunge anche quello di non cogliere mai con esattezza cosa vuole la “gggente”.
Meglio quindi coltivare la propria nicchia, i propri cento lettori e chi vorrà, vedrà.
Nel pop inglese io sono ossessivamente affezionato a quattro gruppi che, tra molti, meritavano in maniera clamorosa migliore sorte sia commerciale che di fama.
Tutti sono stati segnati, nella loro vita, da più o meno ricorrenti sfortune, come capita spesso ai migliori (don’t ask), e tutti in ogni caso hanno lasciato un segno indelebile nella memoria sonora di una nicchia di aficionados nostalgici.
Quelli che potrebbero iscriversi al club “Addicted having insane attraction for glorious failures and time passing by”.
Il primo gruppo sono gli Scritti Politti.
Già dal nome del gruppo si intravedeva il bug del fallimento : trascrivere male dall’italiano un saggio di Gramsci e identificarsi subito nella classica sinistra perdente.
Ma, musicalmente, anni luce dal dimesso cantautorato locale di sinistra.
Una musica di scintillante grandezza, dal respiro amplissimo, uno dei sound più ricchi e sontuosi della storia.
Recentemente “sfogliavo” (ipad style) Time Out londinese e mi sono imbattuto in una locandina di concerti dove erano relegati ad “opening act” di un nessuno contemporaneo.
Che tristezza.
Ma che sollievo nel sapere che nonostante tutto “after all these years” avevano ancora voglia di proporre la loro musica così genialmente glittering.
Così sono andato su YouTube e ho visto dei pezzi degli ultimi concerti del 2012.
Così male in arnese (in senso pratico) e così low key da commuovermi.
Ma l’incanto della loro musica resta intatto.
Così come tutti questi gruppi, la fiammata iniziale di successo (quasi sempre in era post punk – new wave) non ha avuto un seguito.
Questa fiammata, e più forte di tutti gli altri, l’hanno avuta gli ABC di Martin Fry.
Il successo del primo album, il mitico “The lexicon of love”, fu tonante, soprattutto a Londra (lo so, c’ero).
La combinazione perfetta tra new wave hypercool, un sound patinatissimo e scintille post Roxy ne avevano fatto il gruppo di culto del momento.
Mai però li amai così tanto come quando, con mossa commerciale suicida, passarono di colpo, con validissime motivazioni artistiche, ad un sound potentissimo e meno legato al loro indiscutibile sound da limousine.
“Beauty stab” resta un album meraviglioso, proprio perchè era chiarissima l’idea della variazione, del superamento di un modello troppo stretto.
Dalla botta del classico “massacro da secondo album” non si sono più ripresi, fino a toccare vette surreali, da me amatissime, con l’album così trash, così concettuale di pop plastificato che è “How to be a zillionaire”.
La qualità della loro musica, così come per tutti questi controeroi, non è mai venuta meno.
Le ultime uscite discografiche, sia degli Scritti che degli ABC, sono strepitose ancorchè passate velocemente in cantina in quanto a battage e popolarità : nessuno se ne è accorto.
Tranne noi, ovviamente.
Con i Prefab Sprout entriamo nel dolore vero e in un talento tra i più grandi della storia : Paddy McAloon.
Come capita spesso in UK, terra di grandi talenti pop, gli eredi di Lennon-Mc Cartney in realtà ci sono stati ma pochi se ne sono accorti davvero.
Paddy era (è) un genio ed è l’autore di alcuni albums e pezzi che restano nella storia della grande musica, al di là del successo commerciale.
Ma la vita non è stata tenera affatto e lo ha bersagliato di problemi fisici (problemi serissimi di vista, problemi di udito per sindrome di Menière e piacevolezze varie).
Nonostante questo scrive ancora, con quel suo stile elegante, malinconico e rigoglioso che è la caratteristica della musica inglese al suo meglio.
Il successo commerciale è sempre stato episodico e mai eccessivo, anche se l’album “Steve Mc Queen”, un capolavoro abbagliante, qualche soldino lo fece.
Tra i tanti masterpieces, vi regalo “Appetite” (se mi credete, il singolo perfetto) e “Enchanted”. Puro incanto, appunto.
XTC (ecstasy…e non in senso banalmente farmacologico come farebbero oggi) sono il parto di due assoluti geni : Andy Partridge e Colin Moulding.
Venuti fuori come una scheggia weird impazzita dal punk, gli XTC trovano una gloria notevole ed effimera col classico “Making plans for Nigel”.
Clamorosamente e meravigliosamente antidivi, il gruppo di Swindon (campagna inglese, isolamento, tè del pomeriggio…) resse subito male l’impatto della fama.
Ci volle molto poco, soprattutto a Partridge, per sviluppare una serie di sindromi e di panic attacks che impedirono da subito la dimensione live e quindi la vera popolarità.
La musica, sempre interessantissima, così deliziosamente british da portarti velocemente alle lacrime, così romantica e senza tempo, risolta la questione commerciale e gli impegni pubblici, decollò da subito ad altezze straordinarie.
La sequenza di albums meravigliosi, soprattutto nei due decenni 80 e 90, è stata inesorabile.
A me piace ricordare, tra le mille perle, soprattutto in chiave beatlesiana, quel monumento all’anglofilia che è “English settlement”, la colonna sonora di molti di noi.
Enjoy!

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