Ode al Paccodanno

Penso che le parole manchino quando si tratta di analizzare la letale nequizia del Capodanno.
Fateci caso ma le menti più acute hanno spesso ambientato scene della massima mestizia o tristezza in un tragico San Silvestro.
Penso sempre ad esempio alla scena di Shirley Mac Laine e del suo capo-amante in quel capolavoro che è “L’appartamento” di quel genio dell’osservazione umana che era il piccolo ometto viennese Billy Wilder.
La combinazione letale dell’obbligo sociale borghese e della festa a comando hanno fatto stragi silenziose in questi anni.
Ho sempre cercato di esorcizzare, fin da piccolo (quando si è più sensibili a queste myricae), l’orrendo Silvestro.
Il concetto di pacco, peraltro, ha un sinistro doppio senso che si rivela bene nel periodo delle feste, a partire dal mitico Boxing day (tradotto volgarmente, appunto, il giorno del pacco).
Per anni mascheravo feste capodannate a casa mia con tornei di cose che ci piacevano (il mitico Subbuteo ma non solo).
In età adulta mi inventai un contro Capodanno che, con mia non grandissima sorpresa, confermó l’assunto…nessuno ama in fondo questo passaggio.
Mi inventai una cena fuori molto meno affollata e costosa il 30.12 (ero a Cannes, Cote d’Azur) e il 31 liberi tutti.
Sciolti dall’obbligo fu veramente rilassante e divertente stare in quel posto, per entrambi i giorni.
Ma non riuscii ad evitare due tragici festoni (con cappellino e kit del festeggiante e orridi trenini) all’estero in località calde e fastidiose, sempre trascinato da altri, più ligi al dettato sociale.
Ora che placidamente veleggio verso l’età della saggezza, non ho più neanche nell’anticamera del cervello di preoccuparmene.
E come capita spesso constato l’ovvio, ossia che è bene invecchiare con persone che hanno reali affinità elettive (Goethe sa quanto ho amato quel suo romanzetto).
E quindi ti pongono in quello stato nirvanico che ti impedisce di prendere sul serio anche la semplice ricorrenza.
Esorcizzandola, che so, in un teatro (ma presto eh!), oppure direttamente a casa.
I have to admit, it’s getting better.

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