Bariccologia

Ho visto recentemente una delle “Palladium lectures” di Alessandro Baricco, quella su Proust e la scrittura.
Una meraviglia.
Lo so, in questo paese dove tutto diventa politica o meglio, tifo ideologico, il buon Alessandro ha subito la stessa sorte, al contrario, di una certa cultura non di sinistra che tentava faticosamente di farsi notare negli anni 60 e 70.
Ma di fronte allora esisteva davvero una cultura, “impegnata” o meno che fosse, come si diceva, oggi invece esiste solo la subcultura televisivo-ideologica-destrorsa, quella forma di dittatura della maggioranza ex silenziosa che purtroppo non ha più nè il timore dell’ignorante nè tantomeno il pudore di chi sa di dover nascondere la propria squallida mediocrità o il proprio benpensantismo da quattro soldi.
In senso letterale : che si vende subito per quattro soldi.
E che purtroppo non sta più in quel pudico silenzio che meritavamo ampiamente.
La deviazione culturale della famosa “scelta di campo”, non a caso slogan molto contrabbandato nella neolingua dell’ultimo ventennio.
Ossia : non importa ciò che diciamo e come lo diciamo, le parole NON contano (vero Nanni?), conta solo la bandiera e la trombetta.
Pertanto Baricco paga quello che in altri paesi non si vedrebbe neppure : lo schieramento politico esplicito, il rientrare nelle comode generalizzazioni (certa gente, si sa, non ama pensare nel dettaglio) dell’intellettuale di sinistra.
Da qui subito tutto il florilegio umano e comportamentale del borghese piccolo piccolo : l’invidia malcelata (subito infatti invocata di fronte ad altre critiche e di ben altro spessore rivolte ai propri capi e capetti), il livoroso tentativo di abbassarlo ai propri standard (l'”anche lui” dei talk show politici), la confusione e la polvere di chi non ci sta capendo nulla e/o non vuole far capire nulla.
Dopo la prima “passata”, la seconda : il gossip.
E’ un narciso, ama circondarsi di donne adoranti (ci sarà un motivo se in questo sventurato paese di non lettori, le uniche che leggono LIBRI sono le donne?) e così via cazzeggiando.
Questa fetida patina nasconde la evidente realtà : abbiamo un divulgatore di prim’ordine e un uomo di cultura finalmente moderno, a suo agio col linguaggio, a suo agio con le tecnologie, per nulla polveroso e antico.
Come scrittore l’ho sempre considerato uno…normale.
E non mi sembra di facciata la sua reiterata ammissione di inferiorità al cospetto dei più grandi.
Ma come uomo di cultura in senso lato e risorsa per un paese che ne avrebbe disperatamente bisogno : chapeau.
Io l’ho scoperto anni fa, come molti, con Totem.
Una delle prime trasmissioni tv che hanno fatto scoprire la potenza della parola (uno dei sequels della logica è stato Paolini, ad esempio) all’interno del tritatutto catodico.
E anche dal punto di vista strettamente politico…
Guardatevi questo spezzone e ditemi se non avreste voluto questa Italia qui.

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