Le chiacchiere stanno a zero

A pochi giorni dal voto sono non poche le considerazioni che vanno fatte.
La prima é che le campagne elettorali in genere sono fastidiose e lutulente ma che in Italia il grado di cultura in senso lato e quindi anche di cultura politica é tale che si può parlare piú propriamente di de-grado.
Con l’aggravante della presenza in campo di una metastasi tutta nostrana che ha avvelenato tutto il possibile.
Con la speranza quindi che sia per davvero l’ultima volta che si debba sopportare con la vista e con l’udito certi personaggi con la loro corte dei miracoli di robot senza cervello (anche i nuovi visti spesso in tv, anche se giovani e quindi immuni da ferocie rottamatorie, mettono davvero tristezza per ottusità e disonestà culturale di fondo).
Ma questo è un paese che migliora sempre i suoi record negativi ed è riuscito a sorprendere perfino un notorio iper pessimista come Montanelli.
Il fondatore del “Giornale”, oltre a rigirarsi soverchie volte dovunque egli sia per la fine vergognosa e ributtante che ha fatto in questi anni il suo foglio (l’ultima intemerata contro Giannino, Boffo-style, dice tutto o meglio, direbbe tutto, a chi magari, incredibilmente, non avesse ANCORA capito) pensava, anima candida, che l’Italietta avesse bisogno del suo bel vaccino un paio di volte prima di tornare più bella di pria.
Siamo alla sesta discesa in campo (o meglio, agli inferi) e tuttora, pare, e al netto delle esagerazioni interessate e volgarmente furbe dei soliti noti, che ci sia un venti per cento disposto a votare gli invotabili.
D’altronde la frase simbolo di questa campagna è : “I miei elettori sono facili da convincere”.
È chiaro che il gioco drogato dei media in Italia aiuta eccome, come Goebbels aveva teorizzato anni fa, complice un’intera classe politica che, per vari motivi, spessissimo inconfessabili, ha avallato non solo una entrata in politica chiaramente falsata e impossibile in qualsiasi democrazia seria (qui risolta con la barzelletta della pseudo intestazione al fratello), ma ha mantenuto in perfetta normalità che si facessero vent’anni con un candidato con mezzi economici e addirittura mediatici pressoché illimitati.
Parlare adesso di legge sul conflitto di interessi oltre che tardivo fa venire il sangue alle tempie.
Aggiungiamo il livello medio dell’italiota e la frittata é stata impiattata ripetutamente per venti infiniti, ripugnanti anni.
Ho seguito con molta attenzione l’entrata nell’agone politico di Oscar Giannino, altro giornalista vero, pensante, cosmopolita e non servo, perché è la plastica, perfetta cartina di tornasole che mette davanti agli occhi di tutti, fuorché i ciechi neuronali, il male di questo paese delle finte rivoluzioni, totalmente illiberale e bugiardo.
Stiamo parlando di una persona perbene, dote rara in Italia, intelligente, altra dote rara, e, perdipiú, totalmente tranquillo ed inesorabile nel dire le verità senza nessuna concessione per le barzellette di chiunque, figuriamoci quelle insultanti di Arcore.
Lo dice bene, senza astio e con la giusta dose di freddo, ápote sarcasmo, da una posizione di liberale vero, da east coast americana (come la sua formazione rivela), lo dice facendo chiaramente capire il ribrezzo per quello che è la destra in Italia che, come aveva profetizzato sempre lucidamente Montanelli, dopo il passaggio di Attila sarebbe diventata sinonimo di parolaccia per molto, molto tempo.
Il buon Oscar sa di economia, non cita numeri a caso, e sa anche di comunicazione e media, quindi ha trovato pure il modo di dirlo.
Ripete, ad esempio, l’ovvio, con la competenza inattaccabile di uno studioso vero : vent’anni di aumento di spesa, tasse e debito pubblico sono la realtà mascherata dalle infinite bugie di chi ha governato orrendamente questo paese o meglio, ha finto di governarlo, quando l’obiettivo vero e perfino spudoratamente dichiarato era servirsene.
E questo solo per stare alla parte economica, ora ridicolizzata da ripetute promesse grottesche.
Certo, stiamo parlando di liberal veri in un paese vecchio, ignorante quindi facilmente ingannabile, marcio, illiberale, eternamente fascista, incivile in senso etimologico e non solo e quindi stiamo parlando di minoranze illuminate ma è uno specchio perfetto per chi volesse aprire, una benedetta volta, gli occhietti e capire cosa é il vero conservatore liberale in un paese civile.
Non sorprendentemente Giannino ha affermato che l’unico programma sensato di rinnovamento di un paese assurdo gli era sembrato, oltre quello “minimale” del M5S (al netto delle scemenze sull’Europa e l’euro), quello di Renzi.
Soffocato in culla anche questo, anche per i soliti eterni motivi di conservatorismo demente ed anagrafico in un mondo che, al contrario, cambia ogni minuto e va a 3000 all’ora, anche nello schieramento opposto alla destra.
Non restava quindi che la battaglia da posizioni carbonare e di minoranza quasi testimoniale ma con la segreta speranza di intercettare i “delusi”, rientrati nell’anonimato dopo anni di voti dati col piloro, non senza la bandierina in mano, cá va sans dire.
La speranza personale é che la trappola partitocratica del voto utile non faccia cascare ancora troppa gente, anche per buoni motivi. La “governabilità”, altra trappola semantica, spesso fa a pugni con la auspicabile giustizia e, personalmente, un Parlamento giovane, spregiudicato e spietato con le vecchie logiche, quindi più variegato anche come colori, trovo che potrebbe essere l’unica speranza.
Ma se le teste non cambiano e non si passa per davvero alla mentalità del “servizio” al cittadino (mandato parlamentare vero e diretto senza dittature del partito) e se la società (giornalismo in primis) non diventa, finalmente, ferreamente determinata ed esigente con le basi minime dell’etica e della decenza, temo che anche questo non basterà.
Qui peraltro i partiti cambiano continuamente nome, nomi e simboli si riproducono in continuazione per mascherare l’effettiva putrescente, patologica inamovibilità di qualsiasi classe “dirigente”, che dirige quasi sempre verso i propri fini personali qualsiasi cosa, istituzione, persona.

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