L’àpote n. 4

” La Chiesa che vorrei…
C’è stato un tempo in cui ho sognato una Chiesa nella povertà e nell’umiltà, che non dipende dalle potenze di questo mondo.
Una Chiesa che concede spazio alla gente che pensa più in là.
Una Chiesa che dà coraggio, specialmente a chi si sente piccolo o peccatore.
Una Chiesa giovane.
Oggi non ho più di questi sogni.
Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa”

Carlo Maria Martini, Cardinale

In fondo la dicotomia dottrina buona – chiesa cattiva non funziona più.
Mi sembra il parallelo beffardo che sottolinea la vicinanza tra la Chiesa cattolica e il nemico giurato, il socialismo marxiano (reale o meno).
Il problema vero sono le ideologie preconcette ed omnicomprensive, tra cui quelle religiose sono le più letali.
Il “volercela fare arrivare” è la caratteristica principale delle ideologie, soprattutto quelle totalizzanti, e il loro successo nella storia dipende strettamente dal fatto che coprono due esigenze assolute dell’uomo dando risposte “chiavi in mano”, assecondando anche così la terza, la pigrizia intellettuale di chi vede lo spirito critico come un difetto.
Le due esigenze, ovviamente, sono l’eterna illusione (questa sì eterna) di avere le risposte in tasca, tutte e addirittura già codificate, come una specie di manuale sulla verità già pronto.
La seconda, più oscura, è l’effetto ansiolitico del “wishful thinking” applicato alla cruda realtà della vita e della morte, del male e del bene.
L’ultimo esempio, le dimissioni di Ratzinger, sono la clamorosa smentita di anni e anni di predicazione “estrema” sullo Spirito Santo e affini.
Ma, come si dice in Francia, “tout se tient”, e vedrete che le pecorelle avranno già la loro rispostina precotta preparata dalla gerarchia.
D’altronde è sempre molto più comodo affidare ad altri, più autorevoli e autoritari, il grave compito del pensiero, soprattutto quello critico e senza schieramenti predefiniti.
Le parole di Ratzinger degli ultimi giorni, per chi vuole capire, la dicono molto lunga.
Per noi “laici” resta pur sempre l’arte, in senso lato, l’altra via conosciuta ad una forma di “trascendenza”, via che peraltro ha il vantaggio, dal nostro punto di vista, di essere dichiaratamente “finzione” escapista.
Senza inganni.

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