Senza speranza

Ci sono delle cose che, quotidianamente, fanno cascare le braccia e disperare della possibilità, invero assai remota, che questo davvero diventi un paese normale.
Il potere è potere ovunque ma altrove, pur criticato aspramente e non esente da falle anche evidenti, sembra avere una sua legittimità de facto che è forma ma anche sostanza.
Per noti motivi sono molto interessato al mondo anglosassone e seguo tutti i giorni i media inglesi.
In questi giorni l’Inghilterra ha al primo posto la storia di Mr. Huhne e sua moglie che vi invito ad analizzare perchè molto significativa su come intendono oltremanica gli obblighi morali dei propri rappresentanti.
In sintesi : l’ex ministro dell’Energia del governo Cameron che va in galera 8 mesi, con la moglie, per aver mentito su una multa per alta velocità.
Da noi, nei giorni dell’avverarsi di un’altra “profezia” (semplice intuizione) morettiana, dopo quella, molto attuale, del papa rinunciatario in “Habemus Papam”, la profezia del “Caimano” davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, il presidente della Repubblica, al massimo della sua forma cerchiobottista, dice tutto e il contrario di tutto, accreditando nel popolino l’idea che davvero sia in corso una guerra tra bande egualmente legittime.
E lo dice proprio mentre dice tra le righe la verità : “l’investitura popolare non esonera da legalità”.
Questo insopportabile birignao istituzionale è quello che mantiene questo paese il paese eterno del “vizi privati, pubbliche virtù”.
L’istituzione è ingessata e sussurrante, il popolino becero e fazioso, quindi sempre ben lontani dalla verità entrambi.
Due sono le istituzioni più pompose, cerimoniose e quindi mediatiche al mondo : il Vaticano e Buckingham Palace.
Ci sarebbe molto da discutere sul calcolo costi-benefici in termini di costi-ricavi turistici/mediatici.
Vedo subito un parallelo tra i costi della politica in genere e i suoi palazzi in Italia e gli equivalenti inglesi.
Per restare al tema di oggi, il Quirinale non ne usciva benissimo in quanto ad “impatto economico”.
Chi ha fatto davvero questa valutazione sa bene che la Royal Family peraltro impatta molto meno sui contribuenti inglesi di quanto la complessa relazione Vaticano-Italia impatta sui contribuenti italiani, tra 8 per mille e concordati vari, con tutti i trucchetti fiscali “italian style”.
In entrambi i casi fa tenerezza vedere l’affezione popolare spontanea per le cerimonie del potere, ogniqualvolta le telecamere si aggirano per le piazze intervistando la gente, come succede in questi giorni per il conclave.
Nessuno peraltro che si interroghi per davvero su cosa ci sia dietro la pompa, ma sarebbe chiedere troppo alle pecorelle di qualsiasi gregge.
Mi chiedo quando supereremo definitivamente il medioevo mentale e vedo, ovviamente, che l’Inghilterra, grazie al suo sano pragmatismo e alla profonda mentalità liberal, è molto più avanti nel gioco di accettare la forma, anche pomposa, fingendo di crederci, magari per motivi di orgoglio nazionale ben retribuito dagli stranieri adoranti.
E ho sognato spesso un paese che al limite giochi con la sua ipocrisia ma che non deroghi ai fondamenti di una comunità, incluso moralità e buon senso, grazie anche all’aiuto di media e stampa non asserviti e compiacenti.
Poi mi sono svegliato.

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