The Pattie Boyd Experience

Pattie Boyd è un personaggio incredibile e appartiene alla piccola storia della musica che, spesso, è più affascinante di quella grande.
La musa dagli occhioni dolci, ex modella ma sicuramente appartenente, da quello che vedo e leggo, alla categoria “donne rassicuranti”, complici compagne perfette, ha attraversato il suo tempo, il tempo del libero amore e della rivoluzione sociale e culturale del sex, drugs and rock’n’roll con innata grazia primigenia.
Proprio per questo ha rappresentato in fondo l’evoluzione sana della groupie, la moglie che democraticamente è stata per alcuni, a tempi alterni, ma soprattutto per George Harrison ed Eric Clapton.
L’ho vista recentemente rievocare i bei tempi andati al “Ronnie Wood Show”.
Ronnie Wood, col quale lei ha avuto una breve avventura a base soprattutto di viaggi e divertimento, l’ha definita l’ex moglie di Harrison, poi di Clapton e per poco anche la sua.
Ma dagli sguardi tra i due si capiva che il livello di complicità di questa donna intelligente ed affascinante con lui ha toccato in passato tacche inferiori.
Ronnie in trasmissione rievocava ossessivamente pezzi “down the memory lane” e lei faceva vedere foto dei tempi straordinari che hanno vissuto, soprattutto nel porto di mare della casa di George, quella intrigantissima “Friar Park” che, comme d’habitude nella storia agrodolce dei Beatles, è finita amaramente quando George fu salvato dalla seconda moglie in extremis dall’aggressione in casa di un pazzo “intruder”.
Poco dopo fu messa in vendita come sempre capita, soprattutto alle persone anziane e abbastanza isolate, per “security reasons”.
Una specie di replica della morte “di fama” di Lennon, con un potenziale Chapman mancato.
E lo sparo di New York dell’80, come qualcuno disse, è stata davvero la fine dell’innocenza, la fine dell’estate, dopo anni gloriosi.
Una donna che ha ispirato vari pezzi e almeno tre memorabili non può essere una donna qualsiasi.
E leggendo il suo libro, inaspettatamente interessante, tranche de vie della Londra del rock nei suoi tempi migliori vista dall’interno, questo si coglie appieno.
Tre straordinari pezzi : “Something”, scritta da Harrison, il pezzo che fece capire al mondo che c’era un terzo genio oltre ai due acclaratissimi, definita da Sinatra la più grande “love song” di tutti i tempi, la canzone dell’innamoramento per definizione.
E poi “Layla” di Clapton, il pezzo par excellence dell’urgenza dell’amore inevitabile e “difficile”, uno dei riff seminali del rock di tutti i tempi, uno dei grandi momenti musicali, uno dei veri brividi del concerto di Blackbushe, il più “affollato” evento musicale della storia (sì, c’ero).
Dopo Layla e mille altri discorsi, Pattie si convinse, e dopo il “passaggio”, George accettò la cosa con estrema intelligenza e sportività con l’immortale frase : “Meglio con lui che con un qualsiasi altro idiota”.
E i due rimasero amici, a dispetto di ogni previsione.
Buon ultima “Wonderful tonight” (sempre Clapton), la canzone della fase matura dell’amore : i coniugi non più giovanissimi che vanno a cena fuori, lei che chiede lumi sul look e lui che con dolcezza così classica la rassicura…sei bellissima stasera.

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