E lo sventurato rispose

Il grottesco finale di partita del Quirinale é un simbolo perfetto di un paese paralizzato nei suoi eterni difetti e, in particolare, devastato dall’invincibile cancro partitocratico.
La partitocrazia d’altronde sembra essere una perfetta sintesi del marcio del paese, della sua radicale alterità alla vera democrazia, alla trasparenza, al liberalismo e all’etica.
La svolta iperpresidenzialista che la pseudo democrazia italiana ha preso recentemente è semplicemente l’orpello tecnico che permette all’eterna casta autoreferenziale di perpetuare i propri giochini in maniera più efficace.
Faceva tenerezza vedere la rete e Twitter in particolare dare fiato alle giuste esigenze di trasparenza e di logico buon senso, come se davvero i rappresentanti politici a Roma giocassero lo stesso sport.
In questo senso M5S sta legittimando in pieno il suo ruolo di cartina di tornasole clinicamente ineccepibile di un sistema totalmente inaffidabile ed alieno.
L’ultimo appello di Grillo a Bersani (eleggiamo insieme Rodotà, fuori dai giochi e meno manovrabile, poi ci mettiamo d’accordo sul governo, poi magari ci prendiamo qualche soddisfazione sul piano giudiziario…) ha smentito l’accusa strumentale di mancanza di proposte da parte del M5S e ha fatto calare definitivamente la maschera rivelando il vero volto dietro l’apparente incomprensibile stupidità.
Poi senz’altro ci sono anche ingenuità ed errori e in questo il PD é sicuramente campione del mondo da sempre ma dietro c’è una vera e propria weltanschaung, ampiamente raccontata da Travaglio in un suo famoso libro e simboleggiata alla perfezione dal famoso intervento di Violante alla Camera su b e il conflitto di interessi.
Basta vedere l’elenco dei saggi proposto da Napolitano e la posizione dello stesso in molte questioni cruciali per capire veramente la logica al di là della retorica del civil servant, subito peraltro pre-battezzata da regolare benedizione della CEI, come capita sempre in questo sventurato paese borbonico papista.
E l’imminente governo del presidente safety car penso ci farà rimpiangere una fuga che questo paese merita ampiamente, soprattutto dopo gli ultimi venti, deliranti anni.
Tra le tante ennesime conseguenze tragicomiche l’ovvia e scontata rilegittimazione di b e compagnia bella (aggettivo ironico), assurti a livelli empirei sia nella credibilità istituzionale (il che è una eterna barzelletta amara), sia nei sondaggi, a perenne eternazione del monito sempre attuale di Nanni Moretti.
D’altronde l’Italia, il paese dell’eterno chiacchiericcio inconcludente su calcio e politica, il paese della controriforma senza riforma, non mette mai punti fermi su nulla, dimentica tutto e rimescola tutto fino alla completa confusione, interessata o meno.
Se pensiamo allo scenario solo di qualche mese fa capite bene che non credere in questo paese disperante e disperato è una necessità morale e un servizio al proprio cervello.
Omaggio dovuto sia a Vendola che a Barca, gli unici a cantare fuori dal coro (oltre ai grillini ovviamente) in questa squallida vicenda.
E Renzi, come al solito, furbetto e mediaticamente corretto e pronto, tardivamente, a raccogliere i cocci di un partito che avrebbe dovuto essere suo giá da mesi, vent’anni dopo un Blair.
A dimostrazione dei ritmi italioti in un mondo che corre.
Penso che l’immagine simbolo di queste giornate sia quella dell’abbraccio tra Bersani ed Alfano che è la sostanza delle cose nel potere italiano in genere (non solo politico) nonché la dimostrazione plastica dell’indifferenza del PD all’aspetto mediatico e alle istanze della sua stessa gente, critica perché pensante, a differenza di alcune tifoserie dementi improvvidamente confuse con elettorato vero e d’opinione.
Avremo quindi un presidente di 88 anni, pro tempore, e che poche ore prima aveva escluso categoricamente una sua rielezione.
Tre elementi che sono una fotografia di cosa è il loro paese (faccio fatica a dire nostro) dove il finto provvisorio come gestione del potere è una gattopardesca filosofia di vita.
Un paese per vecchi familisti arroccati in clan, non certo famoso per linearità, coerenza ed onestà, anche intellettuale.
Enjoy!

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3 thoughts on “E lo sventurato rispose

    • Come capita spesso il giudizio su un politico é “mixed”.
      Imho Napolitano funziona per qualche cosa ma funziona molto meno per altro.
      Il mio giudizio è che l’Italia é talmente in ritardo su cose talmente importanti che riproporre Napolitano, con la sua cultura, mentalità, età é una provocazione e nasconde ben altro.
      Secondo me, perfino al di lá delle sue intenzioni, viene usato per una conservazione che oggi in Italia è veleno puro.
      Grazie per il commento.

  1. Quoto tutto! La rielezione di Napolitano è stata il simbolo di quello che è oggi la politica italiana. Fuor da grillismo, una casta autoreferenziale col culo al caldo, che tiene a mantenere il suo status. Geniale Grillo su Rodotà, incomprensibile (o forse no) il Pd ad accordarsi con il Pdl ma….. io lo dissi in tempi non sospetti: il Pd non solo ha perso una marea di voti, ma è sulla buona strada per scomparire definitivamente. Gli errori del Pd hanno riabilitato persino un Berlusconi che fino a tre mesi fa era solo un vecchio porco sulla via della pensione. E ora si atteggia a grande statista. Mi spiace dirlo, ma è quello che l’Italia merita. Niente di più niente di meno.

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