Über alles

A latere e in parallelo alla evidente egemonia politica ed economica della grande Germania riunificata, il recente trionfo delle squadre tedesche in Champions League parte da lontano.
E segna probabilmente la fine dell’apogeo calcistico spagnolo, sia in nazionale che a livello club, che ha caratterizzato gli ultimi anni pallonari.
Nel calcio europeo esistono varie fasi e vari cicli che si alternano (la Francia degli anni 90, l’Italia degli anni 80 e la finale di Manchester Juve-Milan come punto massimo del dominio dei club) ma le grandi realtà restano sempre.
La Germania perfino nell’epoca del declino più assoluto, a dimostrazione di una coriacea affidabilità e ad uno spirito di squadra che la Mannschaft ha sempre avuto in più rispetto ad altre nazionali.
Mi riferisco agli anni 90 dove comunque, pur tra molti bassi e pochi alti, riuscì a portare a casa con squadre mediocri un campionato europeo (1996) fino ad una incredibile finale nei mondiali 2002 con una delle squadre più improbabili della sua storia.
Le grandi “epifanie” calcistiche oggi sono possibili solo ancora a livello nazionale, laddove i club sono diventati in gran parte multinazionali intercambiabili e dai valori sportivo-culturali ormai omologati.
Tutti ci ricordiamo la grande Olanda degli anni 70 ma io ricordo anche che una delle più grandi impressioni che mi fece una squadra nella storia fu la Germania del ’72, un Europeo vinto in carrozza con una squadra giovane, brillante, piena di talenti infiniti (Beckenbauer, Muller, Breitner e così via), la prima Mannschaft diversa dal clichè della squadra solida ma noiosa e la futura killer delle ambizioni di una delle squadre più brillanti della storia, proprio l’Olanda di Cruyff, Neeskens e compagnia bellissima.
La stessa impressione, in salsa multietnica, che mi fece la nazionale di Löw nei mondiali del 2010 : una squadra supersonica, veloce, modernissima, brillante, piena di talenti non così celebrati ma sontuosamente assemblati che distrusse letteralmente Inghilterra ed Argentina in due partite memorabili.
Un pò come vedere l’URSS di Lobanowski nel periodo d’oro (1986-88) in salsa germanica.
E anche negli Europei del 2012 solo la bestia nera Italia, cromaticamente simboleggiata da Mario Balotelli, in una partita abbastanza unica nel suo genere le impedì la “solita” finale con i rivali spagnoli di sempre (Euro 2008, Mondiali 2010).
Ora il trionfo anche a livello club con la probabile, non prevista, prima finale tutta tedesca della storia.
E dopo due semifinali d’andata straordinarie, da cambio di regime.
Alle spalle bilanci a posto, stadi meravigliosi, una ripulitura generale che ha sfruttato, come sempre, l’evento (mondiali 2006) per ricostruire, german-style, quindi in maniera molto ordinata e continua, l’intero movimento.
Che ora, rispetto al nostro, sembra inarrivabile anche a livello culturale.
Sul campo, una generazione di talenti eccezionale, allevata nella multietnicità convinta e profonda della nuova Germania.
Talenti che giocano anche nei top teams stranieri (Ozil e Khedira al Real su tutti, oggi avversari in semifinale) ma che in gran parte restano a casa anche perchè oggi meglio della Bundesliga c’è poco (la Premier).
8 gol in semifinale che aprono un nuovo mondo, una squadra, il Borussia, di una bellezza manovriera che non si vedeva da tempo, oggi in via di dissoluzione, temo.
Lewandowski e Goetze al Bayern concentrano a Monaco la potenza di un intero movimento per comandare ancora di più in Europa (migliorabile il Bayern di oggi?) ma potrebbero impoverire la competizione all’interno.
Una boccata d’ossigeno per uno sport del quale, è lecito dirlo, ci interessa sempre meno, soprattutto in Italia, in piena depressione culturale, economica, qualitativa, anche nel calcio, specchio di questo paese.
Poi magari al ritorno cambia tutto e questo post è stato inutile.
Non credo.

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