Cacciari è un format

Come conseguenza inevitabile dell’implosione del PD e dell’outing col PDL, i media nostrani stanno ricorrendo al solito profluvio di talk shows e servizi di politica “spettacolo” così tanto e così giustamente, secondo me, temuti da Beppe Grillo, un buon conoscitore del mezzo e dei suoi trucchi.
Inutile dire che i nostri sono facilmente prevedibili.
E quindi ecco che il buon Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia, dilaga a tutte le latitudini e su tutte le reti.
Un vero e proprio format, creato ad arte con la segreta speranza che il nostro, famoso per gli sbuffi e le incazzature (modello francese direi), non solo punteggi con i suoi rimbrotti, quasi sempre da un collegamento lontano dallo studio, i malcapitati on site ma anche, nei momenti di dizione diretta, dispieghi il consueto torrenziale eloquio inferocito.
Nel merito inutile dire che sono quasi sempre d’accordo con lui.
Il ruolo della Cassandra imbestialita appartiene a tutti quelli che usano il cervello in questa terra dove l’esercizio dello stesso resta sport oscuro.
Piace anche l’idealità sottesa e in fondo la concretezza dei giusti di fronte al fangoso delirio degli operatori professionali della politica, intenti a tutt’altre logiche e considerazioni.
L’analisi del PD moribondo è in fondo pane ideale per l’idealista Massimo e i media inzuppano il biscottino golosi della superficie, come sempre.
Ma sono i Letta che fanno la storia.
Dommage.

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