Italiens

Il buon Igor, amico ed inventore del blog “Solo Sapere”, nel suo ultimo post sembra essere già arrivato alla frutta nella comprensione di un paese disperante come l’Italia.
Come non capirlo?
Chiunque abbia più dei due neuroni dati in dotazione minima all’italopiteco e abbia una fronte non inutilmente spaziosa prima o poi, sempre prima, arriva al bivio : se valga la pena sprecare i propri talenti, le forze, la spinta morale per un paese chiaramente imbarazzante nelle cose che contano.
Nota a margine : no non sono il sole, il calcio, le donne, il cibo e la “dolce vita” generica.
É significativo pensare che chiunque abbia letto la frase sopra pensi che la maggioranza ampia dei suoi connazionali invece la troverebbero la ricetta perfetta per la felicità.
Hic manebimus optime.
Come già dicevano i latini, nostri progenitori, non a caso maestri di cinismo, amoralità e “vitalismo” lievemente funebre e trash.
Nanni Moretti, ormai assunto sul campo ad un ruolo che va oltre quello abituale di “maître a penser”, quello di profeta, ne “Il Caimano” non a caso prendeva su di sè il ruolo del protagonista, l’iperitaliano per eccellenza.
Non amo parlare del personaggetto in questione perché penso da sempre che solo in un paese ad alto tasso di inciviltà culturale, sociale, politica, perfino economica poteva prosperare a lungo non solo la persona ma anche la lobby spinta fino alla weltanschaung del “berlusconismo”, frutto degenerato di un paese nato degenerato.
Specchio del popolo.
L’enorme, prolungato, sfacciato “buttare in politica” qualsiasi cosa, dichiaratamente, per evitare i confronti veri, sui conti, sulla giustizia, sulle cose serie appunto.
E contare, giustamente, su un popolo orgogliosamente e aggressivamente ignorante (l'”intellettuale dei miei stivali” di craxiana memoria), che ha poca memoria, nessuna scala di valori se non teorica o ipocrita e che ama tifare e dividersi.
Rumorosamente.
Un giochetto da ragazzi, avendo, oltre ai mezzi economici, anche i mezzi di comunicazione.
E con la consueta, affollatissima corte di servi non-cittadini nell’animo, a tutti i livelli (“Franza o Spagna…” in eterno).
La storia di Tapie in Francia dimostra con chiarezza assoluta come si comportano i paesi civili in situazioni analoghe.
Ma d’altronde non mancano i fatti e i documenti, manca un popolo davvero critico e pensante. O semplicemente in grado di evolversi e crescere, soprattutto culturalmente.
Solo qui qualche buontempone pensa sul serio che tutto il mondo è paese.
In genere è gente di paese, come capita spesso in Italia, quindi provinciale, e gente che non ha mai davvero girato il mondo o che, quando lo gira, lo gira con gli occhialini da miope dell’italiota come si vede così icasticamente nelle questioni di cibo.
E gli stranieri che vengono in Italia tendono, significativamente, ad abbassare il loro standard di comportamento, perché è sempre l’ambiente che forgia le persone.
Per loro l’Italia è affascinante anche per la vacanza dal buon senso che essa così chiaramente incarna, come milioni di libri e film l’hanno dipinta.
Il problema è che noi residenti non siamo in vacanza e qui restiamo.
E d’altronde non è un caso che l’autodenigrazione sia sport nazionale, ci sono fin troppi motivi per essere disgustati da questo paese e chi, da fuori, non lo capisce, in genere ha una visione stereotipata dell’Italia (vedi sopra e aggiungici design, creatività e altre cose accessorie).
Perfino Grillo sembra aver capito che in questo panorama serve ancora la televisione finché la rete avrà il dominio pervasivo e una generazione non democratica nell’animo ed ancorata patologicamente a modelli lontani non ci avrà lasciato, politicamente non rimpianta.
Da vecchio, alla domanda classica del giovane se restare o meno la mia risposta è sempre la stessa : devi scegliere solo l’aeroporto.

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