Roman, come romanzo

“Roman, il fatto è che hai attraversato e superato le avversità più di chiunque altro io conosca, hai vissuto più catastrofi di ogni persona al mondo…”.
Così parla Andrew Braunsberg, produttore ed amico di Roman Polanski, nell’intervista fatta agli arresti domiciliari di Gstaad al grandissimo regista di origine polacca.
Un’intervista (“Roman Polanski : a film memoir”) che non dovete perdere per nessuna ragione al mondo.
Innanzitutto perchè getta una luce diversa e più intima sulle mille tragedie che hanno costellato la vita apparentemente glamour e ricca di successi di un artista della celluloide.
Racconta anche delle mille avversità anche nel lavoro e la strana, consueta combinazione, così tipica della vita reale, di determinazione disperata e, a tempo ormai abbondantemente scaduto, della fortuna che ogni tanto bacia i meritevoli.
La vita di Roman è davvero un romanzo e vi rimando, comme d’habitude, a wikipedia o ad altre fonti per i dettagli infiniti.
Vi basti sapere che fin da piccolo e con una notevole dose di sfortuna il piccolo è stato precipitato nella più grande tragedia degli ultimi decenni, la seconda guerra mondiale, con il contorno non irrilevante di essere ebreo in Polonia ai tempi dell’invasione nazista.
“Il pianista”, un film straordinario che Polanski stesso definisce il film che vorrebbe sulla sua tomba come ricordo, racconta trasversalmente anche dei mille traumi che un bambino nel ghetto ha inevitabilmente attraversato.
L’intervista è stratosferica sia per profondità, che per commozione reale grazie al balsamo dell’amicizia vera, profonda che traspare nei due protagonisti.
Polanski è un cineasta vero, puro, e racconta la sua vita come se fosse un film, con lampi geniali che sembrano già una sceneggiatura in fieri, con tanto di audio e video che lentamente si dipanano ai nostri occhi semplicemente col racconto verbale.
Polanski è anche uno dei miei registi preferiti in assoluto.
Uno che riesce a partorire nell’arco di una vita film come “Cul-de-sac”, “Rosemary’s baby”, “L’inquilino del terzo piano” (uno dei film più inquietanti e virali mai visti), “Chinatown” (uno dei finali più belli ed iconici della storia del cinema, tra parentesi), “Che?”, “Frantic” (uno dei pochi film di Hitchcock non fatti da Alfred), “Luna di fiele”, “La nona porta”, fino al recente, devastante, sublime “Carnage”…beh non può che entrare nell’empireo di diritto.
Regista visionario come pochi, lucido e crudele, oscuro e angosciante : nel suo cinema trasuda il dramma della sua vita.
A noi in fondo è restato il meglio, l’orrore del vivere depurato e sublimato da un artista vero.

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