Cherrypicking n. 13

Nella mia lunga e preclara carriera guardonistica musicale, due gruppi in particolare mi hanno impressionato per potenza e “stage presence”.
Chiamarli gruppi è una iperbole, in realtà.
Sono sempre stati più che altro l’emanazione diretta di due solisti autori di livello straordinario.
Sto parlando di Jamiroquai e Simply Red, ossia il complessino (come direbbe Elio) rispettivamente di Jay Kay e di Mick Hucknall.
Il palco è il vero banco prova della grandezza di quasi chiunque e questi due, abbeveratisi alle mammelle meravigliose della black music, dalla Motown fino a Stevie Wonder, dal vivo sono realmente, inesorabilmente folgoranti.
Jamiroquai li ho visti qui a Monza, nel 2011, come un regalo inaspettato della rassegna F1 Rocks, una serie di sets di lusso che “avviene” durante la settimana del Gran Premio.
Potenza, padronanza del palco anche in assenza quasi totale di altri orpelli scenici, repertorio inossidabile e di altissimo livello : un’orgia di funk tiratissimo e devastante.
D’altronde il concerto di Jay Kay e soci a Verona Arena, sotto il diluvio, resta uno dei migliori documenti live degli ultimi decenni ed un autentico manuale su come si tiene un palco, anche e soprattutto durante un imprevisto.
Mick Hucknall è invece la voce e la classe personificate.
Raramente ho sentito una voce migliore dal vivo, così incredibilmente aderente ai prodotti discografici, “polished” e potente di natura.
Anche qui un repertorio a livelli medi improponibili nella sua continuità e grandezza, come già si capiva dal primo indimenticabile album, nato perfetto.
D’altronde già nei primi live italiani avevano, secondo fonte attendibile, fatto sparire i Simple Minds al massimo della carriera, in un double concert che mancai per motivi di salute (sic), pur avendo il biglietto.
In quell’occasione la voce di Jim Kerr, soggetta spesso a variazioni negative, sparì al confronto di un giovanissimo, rossissimo, ricciolissimo Mick, già in piena forma.
Finalmente riuscii a vederli anch’io nel farewell tour, a fine carriera, agli Arcimboldi di Milano.
Una festa e un livello di perfezione laser che raramente si riescono a toccare e una nuova perla di quella stagione magica dove riuscii anche a vedere una leggenda come Burt Bacharach, altro concerto difficilmente obliabile.
Con il tempo perfino J.K. ha aggiunto nuances inedite alla sua musica sontuosa.
Questo pezzo, meravigliosamente nostalgico e ricco di sapori inediti, dimostra che la qualità abita sempre e solo gli stessi.
Canzone straordinaria, che passa dalla gioia nirvanica al disagio e il dubbio in pochi secondi, in poche note, come fa la vita e con una line di ritornello perfetta e programmaticamente evocativa :

Ooh, so baby lets get it on
Drinking wine,and killing time and sittin in the summer sun
You know, I wanted you so long
Why did you have to drop that bomb on me
Why did you have to drop the bomb

Al solito, non si poteva dire meglio.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s