Seria(l)mente

Provo sempre molto disagio nel parlare della politica italiana.
Soprattutto negli ultimi vent’anni, i peggiori della storia repubblicana.
Non amo peraltro rimestare le mani in sostanze organiche equivoche e trovo quasi insultante per i miei neuroni e per quelli dei miei venti lettori (uno per anno) dover parlare dell’ovvio e ritornare per l’ennesima volta su questioni che sarebbero state chiuse anni e anni fa senza tante storie in qualsiasi paese civile d’Europa.
La iattura invece è che viviamo in un paese grottescamente incivile dove ogni ovvietà è una conquista.
Meravigliosamente c’è chi é sorpreso di quanto é successo col governo delle “larghe intese”.
Questo è un paese dove, seriamente, si ritiene b una persona a cui dare seriamente retta.
Questo è un paese dove ogni giorno, ossessivamente, su ogni tv, ci sono talk shows “politici” dove la regola è lo starnazzare incrociato e personaggi che sarebbero impresentabili ovunque hanno diritto di parola e vengono perfino ascoltati.
Con la conseguenza che il popolino, perfino più bue della dose omeopatica minima presente in tutta Europa, fa confusione e comincia a metabolizzare l’idea che tutti siano uguali e che tutti siano egualmente rispettabili e ascoltabili, in fondo.
Una setta di psicopatici borderline, seguita incredibilmente da una tifoseria (faccio fatica a chiamarlo elettorato cosciente) di rara idiozia e amoralità, riesce ancora, dopo vent’anni, a paralizzare il paese sguazzando felice in un mare di vergogna e menzogne che avrebbe affossato dei transatlantici.
Abbiamo un presidente che ogni due per tre prolunga l’equivoco “monitando” in maniera equidistante e quindi dando l’impressione che davvero ci sia la guerra tra bande di pari livello.
Che nega la sua rielezione salvo accettare un secondo dopo, “per il bene del paese”, e nessuno che rida o semplicemente faccia notare la coerenza.
Con l’aggravante che magari tutti i soggetti coinvolti ci credono davvero, in un nome di una real politik mai così drammaticamente inadeguata al presente che stiamo vivendo.
Il paese nel frattempo continua ad andare a rotoli vivendo come se non esistesse una classe politica ma il giochino diventa sempre meno facile, di fronte alle spinte di una realtà acida, ingestibile, economicamente insostenibile da tempo.
Nei suoi continui ricorsi e tentativi di alterare la realtà e il corso degli eventi l’ometto di Arcore ha giustamente intitolato il suo pamphlet (faccio fatica a definirlo ricorso) : b vs. Italia.
Mi sembra una definizione perfetta.
Da tempo immemorabile c’è una perfetta discrasia tra gli interessi di questo soggetto e gli interessi dell’Italia e questa fase finale, odiosa, ne rappresenta anche icasticamente l’apice.
Corollario facile il titolo che oggi campeggia sul portale del giornalino di famiglia, un tempo chiamato “Il Giornale” e diretto da un certo Montanelli, dove il capovolgimento della realtà è perfetto, già impacchettato per le pecorelle pronte alla prossima tosatura nell’urna.
Prometto solennemente che tenterò di occuparmi sempre meno di questa seriale, poco seria, discesa agli inferi, ampiamente annunciata.
Ribadendo peraltro che l’unica risposta sensata a un paese così è l’emigrazione felice.
Con il felice corollario di poter ignorare questa cloaca, immersi in un contesto mediatico differente.
Italy? Italie?

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