L’arcangelo

Peter Gabriel è indubitabilmente uno dei principali esponenti dell’aristocrazia musicale mondiale.
Qualche volta esce dal suo eremo dorato di Bath che è casa, studio di registrazione, rifugio e scende tra i mortali a dispensare le perle di un passato immortale e glorioso, come a Milano qualche giorno fa.
Fin dai tempi leggendari dei primi Genesis il ragazzo aveva fatto capire di che stoffa era, quella dei “natural born leaders”.
Musicista sofisticatissimo, grandissima presenza scenica, ricerca teatrale sempre stimolante, voce baciata dagli dei, profonda ed evocativa.
Ma, secondo me, nonostante la firma su album fondamentali della storia (“Nursery Crime”, “Selling England by the pound”, “The lamb lies down on Broadway”…quest’ultimo il suo “The Wall”) è dopo, con la carriera solista, che è entrato definitivamente nell’empireo riservato a pochissimi.
Solo negli ultimi 5-6 anni, col diradarsi delle uscite discografiche e con l’abbassarsi inevitabile della tensione e della qualità, è entrato imho nella pensione dorata.
Dal vivo, nonostante la mobilità ridotta rispetto ai folleggiamenti del passato, resta un’icona, ieratico, potente, con un senso dello spettacolo unico.
Se poi, alle spalle, c’è un repertorio semplicemente atomico e un gruppo di fedelissimi (con vocalist donna quasi sempre al seguito) da serie A dello strumento, c’è poco da fare.
Ho visto in sequenza due concerti tratti dai tour del ’94 e del 2012.
Grandi le differenze fisiche, nulle le differenze musicali : la stessa potenza, lo stesso carisma, la stessa capacità di dare profondità a qualsiasi nota.
Invidio molto quelli che sono riusciti a vederlo in questa recente uscita milanese : ultimi bagliori dorati della terza età rock che non morirà mai.
Nel tour indimenticabile del ’94 faceva un finalino falso di concerto chiudendo letteralmente il gruppo in una valigia per portarselo via.
Bisognerà fare davvero in fretta prima che quella valigia porti via proprio tutti, arcangelo e magie comprese.

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