L’importanza del punto e a capo

E’ stato davvero appagante ieri al Teatro Menotti di Milano ritrovare in scena, dopo anni, la vecchia compagnia Punto e a Capo ricettacolo di molti nostri pensieri, emozioni, pulsioni artistiche e non in quelli che, citando ritualmente la canzonetta, sono stati probabilmente “i migliori anni della nostra vita”, almeno anagraficamente.
Dopo lustri di meraviglioso, ostinato, geniale dilettantismo professionistico, paradossalmente seguito alla nascita di una compagnia di amici che voleva fare uno spettacolo solo e via.
Nella vita, si sa, non c’è nulla di più definitivo del provvisorio, e la vecchia compagnia di mavericks è ancora qui.
O di casi umani, come diciamo noi, con la consueta bonomia.
Con un testo francese splendido, tra l’altro, quel “Le prénom” che ha deliziato le platee molto più raffinate d’oltralpe e una compagnia clamorosamente in palla, arricchita dalle nuances della maturità (sic).
Tutti noi che abbiamo roteato intorno a questo nucleo di talenti “prestati” alla vita reale, come medici, imprenditori, insegnanti, sa che ogni tanto arriva il misterioso richiamo della passionaccia inestinguibile alla quale è impossibile resistere.
La nostra vera vita, quella che avremmo voluto.
Come bisognerebbe sempre fare, non abbiamo aspettato che il mondo ci servisse il pranzo, non abbiamo atteso che “ci servissero il pezzo”, e abbiamo fatto “come se” fosse la nostra professione.
Serbatoio di aneddotica infinita, dalle avventure cinepsichedeliche della “Trash Entertainment” alle numerose sortite della Compagnia anche su palcoscenici importanti portando commedie di Neil Simon e testi “alla Broadway” come “Trappola mortale” di Ira Levin, con produzioni ridicolmente sontuose, laddove la gente si aspettava la recitina parrocchiale dei testi dei soliti noti.
Un privilegio, un vero privilegio.
Abbiamo in fondo tutti vissuto una doppia vita ma stavolta nel senso più bello e pieno del termine.
E continuiamo in fondo a volerlo fare, “after all these years”.
Per alimentare la nostra “comédie humaine”.
Et voilà.
Luca, Gualtiero, Betta, Marco, Cinzia, Sarah, Paola, Valentina, Sergio…e mi perdonino gli esclusi, che sono numerosi.
Tutti in piedi.
Applausi.
Sipario?

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