L’illusione della forza

La recentissima esternazione di Letta (la famosa frase delle “balls of steel”), oltre che nascondere il provincialismo embedded nell’italiota medio, di cui perfino uno come Letta può essere lo specchio (vedi delegazione che chiede l’autografo ad Obama), è il sintomo culturale in salsa italiana dell’illusione della forza, il machismo parolaio e populista che ci infetta da almeno un ventennio e che rappresenta la nostra (loro) personale declinazione del populismo rabbioso e antisistema che tocca l’intero Occidente da molti anni.
E che tocca perfino un democristiano perfetto come il nostro premier attuale, sempre sull’altare della “governabilità” e della “stabilità”, eletti a feticci comodi per ogni occasione che permettono di digerire anche un caso Cancellieri che giustamente perfino un falco come Luttwak ha definito indegno di una democrazia occidentale vera.
Le mancanze e le lentezze della democrazia sono note a tutti, così come le ipocrisie e i paraventi, soprattutto in una nazione come la nostra, etnicamente, costituzionalmente incapace di vero rinnovamento anche per motivi culturali invalicabili, oltre che per l’adorazione del “particulare” e del familismo amorale.
Non per questo hanno ragione i numerosi adoratori della pancia del paese, che guadagnano soldi e prestigio facendo leva su tutto fuorché sul ragionamento moderato e su una riforma vera, giusta e quindi graduale e compromissoria per forza di cose.
L’ossessione antieuropeista ed antieuro, anti immigrazione, anti politically correct, ossia l’invincibile voglia di scorciatoie, di egoismo sociale e di rifiuto della semplice buona educazione, sono il sintomo di un male profondo, con una violenza direttamente proporzionale all’ignoranza, come chiunque di noi sperimenta nella vita quotidiana.
Qui viene declinato in salsa iperdestrorsa, complice un fascismo culturale sempre latente, una classe dirigente borghese inesistente o predatoria, una classe politica mediamente neanche presentabile in società.
L’unione senza mediazioni di queste pseudo élites con le istanze del popolino, perennemente ingannato con parole di battaglia a cui non segue mai nulla di sensato, ha gettato questo paese in un vortice, anche culturale, disgustosamente peggiore di un periodo che già credevamo, sbagliando a questo punto, imbattibile per nefandezza, quello della cosiddetta prima repubblica.
E’ tipico delle élites nascondere ed avere segreti, è tipico del popolino non capire ed essere manipolato, figuriamoci in chiave italiana dove non c’è né una serie di poteri di contrapposizione vera (a partire dai media), né una opinione pubblica media educata ed esigente.
Ecco allora una legge come la Bossi-Fini, monumento all’impotenza dell’illusione della forza, roboante nei propositi ma che non risolve nulla, ecco le nostalgie per gli atteggiamenti di una Thatcher e del suo “I want my money back”, neanche capito e tantomeno compreso in questa nuova era.
Dappertutto, anche all’estero, mancano liberals veri e chi ci tenta, come Obama, viene subito etichettato come debole, ondivago e così via.
Quando la complessità di questo mondo richiede proprio la moderazione (quella vera), l’intelligenza dell’ascolto, la rinuncia alle ideologie e alle loro zavorre ormai superatissime.
E questo perfino nelle aziende, figuriamoci in politica.
Tutte cose che possono certamente essere comprese meglio in un mondo occidentale in difficoltà di fronte alla globalizzazione ma che comunque ha da sempre un funzionamento minimo della democrazia e qualche regola realmente applicata.
Cosa molto più difficile in una pseudo democrazia bloccata dalle mille camarille, dai mille interessi e conflitti di interesse, innamorata infantilmente del mito dell'”uomo forte”, segnata culturalmente da una ferinità parolaia, irragionevole e perennemente sopra le righe che è un tratto distintivo che colpisce chiunque frequenti, anche per vacanza, il presunto “bel paese”.
Proprio qui, inesorabilmente, il morbo dell’illusoria forza attecchisce e prospera allontanandoci per sempre dalla soluzione vera dei problemi.
E il primato della pancia sul cervello, che tanti danni fa in molti ambiti della vita, quando diventa “di massa”, si abbatte come una valanga su una intera società.

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