Due papi. Due misure.

E’ abbastanza comico constatare lo smarrimento della Catholica più retrograda e integralista di fronte alle sfide che pone un Papa che sembra “naturalmente” andare oltre, umanamente e intellettualmente, le simpatiche sciocchezze divulgate fino a ieri come verità assolute.
Questo Papa dialoga con i laici come Scalfari, non li demonizza affatto, li rispetta e cerca un dialogo di qualità laddove esiste la contraddizione più netta.
Chiaro esempio di marketing ma anche di vera intelligenza.
Parallelamente ho letto con attenzione la risposta data da Ratzinger a Odifreddi e ho visto, con chiarezza, pur nella generale gentilezza formale, la diversità profonda tra il vecchio cattolicesimo e il nuovo, rappresentato da uno come Bergoglio.
Lungi da me l’idea di pensare che questo Papa rappresenti una vera svolta, sulle cose di fondo : nessuno può mettere in discussione realmente le cose senza mandare per aria l’intera struttura, ma sulle cose non strettamente dogmatiche (che sono pochissime), oltre le travi portanti della struttura, tutto è opinabile, come tutti abbiamo sempre saputo, e Bergoglio è il primo a dirlo con chiarezza estrema e quasi iconoclasta.
In altri tempi, più oscuri, il buon sudamericano sarebbe stato seppellito sotto le demonizzazioni incrociate e, estremo dileggio, tacciato per comunista come i suoi “fratelli” d’elezione della teologia della liberazione, vittime di una delle non infrequenti purghe ideologiche.
La crisi economica e politica della Chiesa deve essere davvero profonda per essere stati costretti a giocare questa carta disperata.
Ratzinger parla comunque “ex cathedra” e risponde ad Odifreddi e alle sue giustificatissime obiezioni parlando di dialogo ma in realtà evitandolo.
Sta sul generico, parla di dialogo religione-scienza (come se fossero egualmente rispettabili e razionali), attacca i limiti della scienza dimenticando ad arte che essa non ha nessuna pretesa di verità totale, assoluta, omnicomprensiva ed incontrovertibile come ha qualsiasi religione e in compenso parla di storicità della figura di Gesù come incontrovertibile.
Come se questo fosse il punto.
Significativo poi che debba mettere i puntini sulle i riguardo alla storicità stessa : per dire come siamo messi a certezze.
Questo perchè, banalmente, fuori dai Vangeli, scritti da adepti per intenti esplicitamente apologetici, il mondo dell’epoca non sembrava essersene accorto più di tanto e sicuramente le fonti erano poche e neanche tanto importanti.
Il che ovviamente non impatta poi sull’impasse chiave : se il Vangelo non dimostra nulla, come è ovvio, tutto è discutibile.
Bergoglio, più intelligentemente e modernamente, si guarda bene infatti, nella sua conversazione con Scalfari, di arrampicarsi sui vetri di una impossibile oggettività ma parla di verità relazionale.
Ossia, da persona pensante e umanamente matura, dice : a me è successo questo, mi sono innamorato di…
Senza la pretesa che questo basti ad una persona normalmente raziocinante.
Qua e là poi dice cose oggettivamente rivoluzionarie, da èpater le bourgeois catholique : Dio non è cattolico, il proselitismo è sbagliato e così via.
L’attenzione poi alle questioni economiche, in chiave davvero innovativa, completa il quadro.
Sta mettendo il naso pesantemente nello IOR, parla chiaramente a favore dei migranti e contro la follia razzista dei cattolici vincenti (che corrispondono spesso ai cattolici più osservanti), sempre pronti a demonizzare e, nel profondo, intolleranti verso il diverso (che sia gay, laico, nero…).
Sul campo mediatico quindi, da una parte c’è un fronte laico finalmente non demonizzato che, subendo un pò il fascino della celebrità, sente l’importanza personale dell’interlocutore, dall’altra c’è uno scaltro comunicatore al quale concedo sicuramente la buona fede di essere dalla parte “pensante” e politicamente presentabile del cattolicesimo (mix gesuita-francescano, non a caso ampiamente ostracizzati dalla Chiesa inutilmente trionfante degli ultimi decenni) che si è accorto che bisogna recuperare in fretta i famosi trecento anni di ritardo citati varie volte dal suo confratello Martini, pena l’irrilevanza e l’indifferenza totale.
Non è più tempo di cattedre, soprattutto se basate su basi razionali e scientifiche così fragili, ma è tempo di rendere almeno “accettabile” la Chiesa nel suo ruolo di “servizio” per i poveri e reietti, ruolo sulla cui utilità siamo tutti d’accordo, così come fanno molti sacerdoti in buona…fede.

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