Blue

“Blue Jasmine”, l’ultimo film di Woody Allen ha fatto gridare la critica al capolavoro.
Capisco il mood della situazione, e lo dico da fan storico del genio.
In assenza quasi patologica di grandi film e in presenza del declino evidente, anche fisico, dei propri eroi, tutti sono portati ad abbassare il livello delle proprie aspettative e soprattutto a dimenticarsi i fasti del passato, mai rivisitati per davvero, sempre più sbiaditi nel ricordo effettivo.
La grande prolificità di Woody ha sempre portato ad una facile dicotomia, durata per anni.
Un anno il grande film, costruito, pensato, realizzato al meglio, l’anno dopo il film “minore”, fatto in velocità che, comunque, vista la media degli avversari, era comunque un bel prendere.
Dal mio punto di vista questo giochino binario si è interrotto per davvero nel lontano 1994, anno di uscita di “Bullets over Broadway”, capolavoro senza tempo, macchina comica di gran classe inesorabile, uno dei migliori film sul teatro mai fatti.
Da allora tanti film “minori” (si parva licet), tra cui anche delle piccole perle (Deconstructing Harry, Hollywood Ending, il devastante Whatever works) ma nessun capolavoro che si avvicini agli straordinari esempi del passato : Io e Annie, Manhattan, Stardust memories…il grande sottovalutato, Zelig, Hannah e le sue sorelle…film di abbagliante perfezione, il leggendario e matematico Rosa purpurea del Cairo, il geniale divertissement Manhattan Murder Mystery e via elencando in paradiso.
La perla è arrivata, a sorpresa, con un thriller drammatico dalle tinte non alleniane e ambientato a Londra, il fantastico “Match Point” del 2005, ma è stata un’eccezione evidente.
In compenso sono arrivati i veri primi pacchi, talmente al di sotto dello standard minimo del nostro Woody da far piangere i veri aficionados.
Mi riferisco ovviamente alle due famigerate escursioni “turistiche” (“Vicky Cristina Barcelona” e “To Rome with love”), macchie evidenti, soprattutto la seconda, in una filmografia di cui andare ampiamente fieri.
E adesso “Blue Jasmine”.
Film sicuramente e nettamente migliore degli ultimi alleniani, un ritorno alla forma “media” di sempre, ma un film, è bene dirlo, lontano dal capolavoro.
Un film ampiamente derivativo (Tennessee Williams e soprattutto “A streetcar named Desire”) e un film che si appoggia totalmente su una attrice, Cate Blanchett.
Togliete la grandissima Cate e il film sparisce.
Il tempo è passato e l’amarezza, il cinismo e la stanca ripetitività di certi clichés si vedono tutti.
“Love is lost, lost is love” canta il recente, strematissimo Bowie, e mi sembra la canzone giusta di definizione dell’ambiente.
Cate ripercorre le strade che tanti hanno percorso, allenizzandosi ma in una forma ormai lontana dalla piacevole, affascinante, gentile nevrosi di Diane Keaton.
Fioccano le nominations agli Oscar (Cate, sempre meritato, secondo me), i Golden Globe alla carriera (Woody ormai in fase di istituzionalizzazione definitiva e terminale) e non possiamo che esserne felici.
Blue is the color, my friend.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s