Perversioni

Nel paesello delle banane, patria imperitura del kitsch vero, quello naturale, ora incrudelito dalla modernità e da vent’anni di oscurantismo deliberato ha quasi valore testimoniale residuo ed è francamente bello ogni tanto indulgere ad una delle poche cose che dà autentici brividi di soddisfazione quasi romantica, quella del sano, vecchio trash.
Ora dominano i kitsch patinati alla “Masterchef”, specchio di un’epoca, quella della nuova schiavitù (come si vede anche in X Factor), della dicotomia brutale, intimamente fascista, tra gli “have” e gli “have nots”, tra chi esercita il comando di chi ce l’ha fatta e la massa di compiacenti e piagnucolosi “losers” che sperano di passare dall’altra parte.
Carne da macello già pronta per le future mattanze sociali e per l’accettazione acritica delle numerose schiavitù legalizzate.
Fama ultima dea, altro che spes.
Noi nostalgici invece amiamo ancora la deriva, il delirio dell’italietta di sempre, quella “nata” per l’emulazione fallita e quindi per il trash puro e semplice.
La televisione e il cinema sono miniere in questo senso e la Gialappa’s band, sempre attenta a queste delizie, ne ha fatto un’arte.
E proprio nell’arte, intesa in senso lato, davvero molto lato, sono state toccate alcune vette immense.
Telemarket e le sue televendite, è noto, vengono viste da un 50% di potenziali curiosi ed acquirenti e da un 50% di situazionisti che amano lo scorrere inesorabile, ipnotico ed ansiolitico delle merci culturali ma soprattutto la geniale, incredibile, pirotecnica dialettica dei venditori, i veri artisti di tutta la vicenda, ben più dei presunti capolavori appesi alle tristi pareti.
In altre improbabili emittenti ho visto cose che davvero voi umani non potete capire ma ho ancora negli occhi e nelle orecchie un genio che sproloquiava da una tv locale veneta, accompagnato rigorosamente da scosciatissima assistente (quando si dice l’arte e il culto del bello), volgarissima e depensante come da manuale, che tentava di vendere quadri antichi.
Nel magmatico delirio del suo eloquio, davvero lisergico e sanamente irrispettoso della verità, soprattutto quando intralciava una bella storia, ogni tanto, con veemenza davvero esagerata, sbroccava di brutto perché a suo dire i quadri erano in pessime condizioni e presentati in maniera indegna per il pregiatissimo pubblico di affezionati clienti.
Arte minore, ma arte.
Penso a mio padre, come quasi tutti gli uomini d’affari amante dell’arte e di qualcosa che andasse “oltre” e come tutti loro eccessivamente rispettosi e sostanzialmente ingannati dai sedicenti “artisti” che invece, specularmente, amavano qualcosa che andasse “oltre” le loro limitate e sporadiche risorse economiche.
L’erba del vicino è sempre più verde, il business vuole diventare cultura, la cultura vuole diventare business.
Il tutto con quel senso così piccolo borghese del decoro e delle belle forme, anche verbali (“non se lo lascino scappare”…), sublimate nei deliranti cataloghi, autentiche palestre di “masturbatio grillorum” dialettica.
Gianluca Gaudio, freddo e spietato critico del compratore riluttante, autentico genio della parola, Francesco Boni, mitico decano della categoria, parodiato anche da Guzzanti in una memorabile genialata, maestro della “repetitio” isterica, surreale, insensata, infinita…quanti ricordi.
Invece nel cinema, termine molto improprio (me la perdonino), la famosa trilogia trash : “Alex l’ariete”, “Parentesi tonde”, “Troppo belli”.
Il terzo non l’ho ancora visto, devo ancora trovare le forze, ma i primi due posso dire di averli degustati, orgogliosamente.
Si tratta, appunto, di una perversione.
Non voglio dire nulla né della trama, né della recitazione né della sensatezza totale di queste operazioni metaculturali.
Ovviamente Youtube e la rete abbondano di informazioni su queste che sono autentiche, immortali vette.
Mi limito a proporvi due ciliegie.
La prima è la famosa scena della “lettura dello script in scena” di Alex/Alberto Tomba in “Alex l’ariete”.
La seconda è l’altrettanto immortale scena del “voglio condividere con te interessi vari” di “Parentesi tonde”, a mio modesto parere uno dei film più involontariamente e tragicamente divertenti della storia del cinema.
Enjoy.

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