Anedonia chronicles

Finalmente nel 2014 partorirò il mio primo romanzo completo : “Anedonia”.
A meno che l’editing feroce della consorte librofila non infligga mortali ferite al mio fragile pargolo.
La scrittura è una cosa seria : lo sapevo, ma ne ho avuto conferma.
Assolutamente è vera l’affermazione tipica da “writing course” : più che l’ispirazione conta la traspirazione.
Dal momento in cui, ferreamente, ho affrontato la scrittura di lungo termine con l’approccio del lavoro, ritagliando momenti precisi nell’arco della giornata, anche l’ispirazione ha preso forma.
Per agevolare la parte romantica scrivo soprattutto all’approssimarsi del tramonto.
Dopo qualche settimana di questo trattamento si finisce per pensare agli snodi del libro anche durante la giornata, con effetti lievemente stranianti.
Non sarà, penso, un romanzo lungo ma d’altronde anche nel mio ruolo consueto di lettore non amo le strazianti derive.
Anche se Proust resta uno scrittore che amo molto, soprattutto per la sua fiducia nel potere della scrittura minuziosa, così demodè.
La domanda che mi fanno tutti è sempre la stessa : di cosa parla?
Oppure, i più letterati, di che genere è?
In realtà, come tutti sanno, le storie sono state praticamente tutte raccontate e i generi sono ormai quasi intercambiabili e/o affiancabili, soprattutto nella mitopoiesi moderna.
Conta il “come” e su quello ci sto lavorando duramente, come in una lotta contro alcune mie tendenze e stili nativi che, nell’arco lungo di un romanzo, qualche volta sono funzionali e qualche volta no.
Posso dire che è un thriller dell’anima, o meglio degli inganni dell’anima, ambientato in un minaccioso presente, tra Londra e la campagna inglese.
Curiosi?

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