C’est super

Facile cadere nuovamente nell’amata tentazione quando si vede un documentario come “A colazione con i Supertramp” che la sempre più benemerita Sky Arte HD trasmette in questi giorni.
Il doc, rimasterizzato e ben pulito per le nuove audiences televisive ormai abituate al top, documenta appunto il famoso tour del 1979 di questo grande gruppo e in particolare la famosa tappa di Parigi che diede i natali ad un famoso live (Paris), rimasto negli annali come uno dei migliori di sempre.
Mette tristezza pensare che una volta erano questi poderosi tomi di grande musica i best sellers.
Fa invece tenerezza guardare i light shows e le “trovate” sceniche di un gruppo all’apice della fama e dei soldi dopo un album invero leggendario come “Breakfast in America”, operazione di pop d’alto bordo ormai impensabile al giorno d’oggi.
Praticamente nulla di superfluo accade in scena (qualche tristanzuola light qua e là, due apparizioni di teatranti quasi grottesche, qualche videuccio) : al confronto i Pink Floyd erano degli sboroni (e in effetti…).
Era il 1979, i dinosauri stavano scomparendo e, dopo un decennio leggendario, davano vita agli album finali di carriere straordinarie.
Penso ai Pink Floyd ma non solo (The Wall è dello stesso anno).
Nel ’77 la fiammata punk partita da Londra (indovinate ? In quell’anno ero là e si vedevano creste ovunque come in un vaudeville gotico vivente) aveva piano piano emarginato la lunga ondata progressive per poi generare la new wave (appunto) ed un altro decennio di musica completamente diversa, moderna, romantica, splendida.
Gruppi come i Supertramp erano alla loro fase “Quartetti finali di Beethoven” e raccoglievano con la conseguente musica complessa, elegiaca, da fine party, gli ultimi spiccioli prima di entrare definitivamente nel mito.
Gruppo di antidivi per eccellenza, maestri del falsetto, virtuosi dell’interplay, tutti polistrumentisti e grandi pianisti e tastieristi, oggi sarebbero letteralmente un gruppo di nicchia, ad andar bene.
Musica celestiale, di grande precisione, nostalgica e romantica al punto giusto : un pasto completo e sontuoso.
A Parigi snocciolano uno via l’altro pezzi che già da soli avrebbero fatto la leggenda e la fortuna di molti con una perizia tecnica davvero sbalorditiva.
Molte perle ma in testa mi rimangono questa e questa, uno dei miei primi amori.
In particolare “Goodbye stranger”, il suo meraviglioso finale, sono la descrizione esatta in musica di cosa fosse la libertà, la gioia del futuro, la felicità.
Forse è per questo che oggi, oltre il mio vecchio amore, il jazz, ascolto sempre più classica?

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