The Newsroom

Il grande cinema americano di una volta, quello sanamente “impegnato”, corrosivo, positivo e morale, ricco di professionalità, si è trasferito altrove.
E ha traslocato armi e bagagli su quello che una volta era il piccolo schermo e oggi, con le dimensioni medie delle tv, sembra proprio altra cosa rispetto a quello confinato nei drammatici microtelevisori dalla qualità dubbia e con il rituale ingombrante tubo catodico di una volta.
L’America al suo meglio vive in particolare in un trittico di meraviglie che individuo in : Homeland, House of cards, The Newsroom.
Come dire : politica estera, politica interna, quinto potere (o cosa ne rimane).
Delle prime due, cupe e senza speranza, abbiamo già parlato.
Della terza ne parlo ora perché è il terzo grande innamoramento degli ultimi anni televisivi (ma dovrei dire cinematografici).
Infatti è un altro film che si snoda per interi capitoli, a rate, e rappresenta la cosa che più assomiglia a Lumet, Frankenheimer, Redford che abbia visto recentemente tout court.
Anche qui grandi attori : Jeff Daniels, Emily Mortimer, Sam Waterston, trittico di ex alleniani, con il consueto codazzo di splendidi caratteristi, come ai bei tempi.
Ovviamente sceneggiatura implacabile, con dialoghi micidiali e chirurgici, frutto della penna del solito Aaron Sorkin, al centro delle migliori avventure filmiche degli ultimi tempi.
Ad esempio della sottovalutatissima serie “Studio 60 on the Sunset Strip”, ambientata sempre nel mondo della tv (in questo caso i talk show e non le news come in “The Newsroom”), troppo raffinata per chiunque al punto da sparire perfino negli USA alla prima stagione.
Il pilot di “The Newsroom” è straordinario (“We just decided to”) e per una volta il titolo italiano ci viene incontro e ci soccorre nel chiarire meglio di cosa stiamo parlando : “Il tempo di Don Chisciotte”.
Tutto parte dal topos americano classico, della fine del sogno, del come fare denuncia e vera informazione nel mondo post-tutto.
Jeff Daniels è l’anchorman ricco e disilluso che in un talk show come ospite chocca l’uditorio stars and stripes, all’inizio dell’episodio, dicendo la banale verità contro i luoghi comuni che anche il suo telegiornale veicola come un virus letale : l’America non è prima in quasi in niente nel mondo se non nel peggio, non è il migliore dei mondi possibili, forse lo è stata, con la sua idealità, la sua forza, forse potrebbe ancora esserlo (“it can be”).
Tutto parte dalla decisione della rete di cambiare staff (we just decided to, appunto…dice Waterston, il capo del bastimento).
Entrano Emily Mortimer e il suo staff, una brigata di mavericks scatenati e disincantati, professionisti ma ancora con la vecchia scintilla di cambiare il mondo con una vera informazione.
Jeff Daniels recalcitra, non è convinto, ama/odia la Mortimer, vorrebbe comandare ma nel magistrale, epico colloquio con lei si lascia…convincere.
Da qui parte tutto e parte benissimo : ritmo, dialoghi, recitazione superba.
Altra miniera da esplorare, in scena adesso su Sky Atlantic.

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