PPP e il futuro

Ho visto per caso questo frammento di vecchia televisione dove Pier Paolo Pasolini, assieme a vecchi compagni di scuola, alcuni di minore notorietà, partecipa ad un proto talk show condotto da Enzo Biagi.
A parte la tenerezza e la nostalgia per un certo stile, oggigiorno totalmente assente, e al netto di certe polverosità fortunatamente dissolte, è rivelativo assistere a questo siparietto perché ci racconta molte cose del nostro paese e della sua finta evoluzione.
Molto chiaramente, ad esempio, si visualizza come da queste parti il vero intellettuale autentico (parola che ad un certo punto viene spesa da Telmon per Pasolini : la persona più autentica che abbia mai conosciuto. Appunto) viva una solitudine profonda che diventa, anche visivamente, una esclusione dalla ribalta principale.
Perfino con l’aiuto dei suoi stessi “amici”.
Pasolini dice cose di una lucidità quasi profetica e le dice, come è ovvio, come se fossero cose assolutamente scontate.
Attorno a lui persone anche intelligenti vivono tranquillamente all’interno del “matrix” del tempo senza fondamentalmente capire l’urgenza di certe frasi.
Penso che Biagi, dopo l’editto bulgaro ed altre amenità, avrà ripensato a certe frasi di Pasolini e forse avrà perso, nel tempo, quell’aura di simpatica medietà quasi “democristiana” che gli impediva di andare oltre, da buon borghese “integrato”, come si diceva una volta.
Alcuni, durante la discussione, tentano l’etichettatura forzata, secondo un vecchio costume italico.
Se non sei con noi, sei contro di noi.
Oppure troviamo delle cose tue personali sulle quali attaccarti e denunciare la tua doppiezza.
In realtà Pasolini è quanto di più lontano dall’intellettuale di sinistra “organico” che si possa immaginare.
Marxiano per formazione culturale, avendolo letto per davvero a differenza di altri e quindi avendone colto alcune ineccepibili intuizioni, il suo apartitismo ed il suo non ideologismo sono evidenti.
Ragionare sulle cose senza ipocrisie, andando oltre i facili paraventi e i giochini interessati della “speranza” e del wishful thinking a tutti i livelli, porta fatalmente all’anarchismo e all’agnosticismo.
Il ragionamento sul potere, sulle sue manipolazioni, sulle sue armi (la televisione), sul capitalismo e il consumismo di massa è assolutamente perfetto.
E prefigura l’Italia che sarebbe arrivata, che probabilmente gli avrebbe fatto orrore e contemporaneamente avrebbe confermato in maniera quasi didascalica l’ovvio che teorizzava senza nessuna spocchia.
Oggi l'”épater le bourgeois” dei talk shows è delegato a banali complottisti di quart’ordine o, peggio, ad urlatori di sesta categoria.
Quanta forza invece in questo ometto disincantato e assolutamente lucido in un mondo di creduloni.

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