Struck n. 15

Neil LaBute è uno dei pochi registi americani dell’ultimo trentennio che non si è fatto fagocitare dalla sempre più stanca e ripetitiva deriva di quello che una volta era il primo cinema del mondo ed ora lo è solo su un piano di fatturato e di industria.
Di provenienza teatrale, specialista in sguardi obliqui e acido-sarcastici sulla società che lo ospita, non poteva avere molta fortuna in un mondo che, perlopiù, non ama gli sguardi non convenzionali e disincantati al di là di ogni manierismo possibile.
Regista alterno e multiforme, è passato con disinvoltura da un film paradigma come “Nella società degli uomini”, che ha anticipato già a fine anni ’90 lo sguardo ora quasi mainstream sulle aziende covi di vipere a film romantici e “costumosi” come Possession.
Ma il filo rosso che lega la sua opera è il gioco delle coppie, le relazioni di amore ed odio tra un uomo e una donna.
Ed è in questo backbone che rientra il suo ultimo film : un capolavoro.
“Some velvet morning” (Velvet – il prezzo dell’amore, il consueto orrendo titolo italiota) non è il film che vi potete aspettare nei multiplex ma più probabilmente la sera tardi su HBO o Netflix.
Di solidissimo impianto teatrale, due persone in un piccolo appartamento, un’ora e mezza che volano.
Testo superlativo, due grandi attori (Tucci, come al solito perfetto nell’interpretare ometti tormentati, e la sorprendente Alice Eve che, a dispetto delle forme da vamp, è una signora attrice che regge il confronto alla grande), un boost intrigante (l’uomo di mezza età che, a sorpresa, si presenta alla porta di una sua giovane amante dopo aver lasciato finalmente la moglie).
E un finale folgorante e geniale.

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