Intermaniac Nymphostellar

Adoro i film filosofici!
Anche se il problema con questo tipo di film è che il crinale tra sublime e ridicolo è sottile, molto sottile.
Ma adoro anche i registi che amano prendersi rischi e non si limitano a fare il loro compitino.
E che magari hanno una loro poetica e la sviluppano fino alle estreme conseguenze.
Apparentemente Lars Von Trier e Christopher Nolan non hanno nulla in comune se non la professione.
Il primo è l’ultima reincarnazione della figura europea dell’auteur maledetto, il secondo è un prodotto finale della macchina hollywoodiana.
Il primo ha sempre amato fare film a basso budget, inquieti, il secondo ha sempre maneggiato congegni enormi, inquieti.
L’inquietudine, appunto.
Accoppiata alla filosofia e al volare alto.
Entrambe le tendenze portano al metacinema.
Guardando in completo sensurround (con relativo, postumo mal di testa da vibrazione) “Interstellar” al cinema ho pensato a Von Trier e non penso di essere malato, almeno non più del solito.
L’ultima creazione di Nolan, uno dei pochissimi registi americani moderni riconoscibili, l’autore di molti film non dimenticabili, tipo lo splendido “Inception”, è una cosa enorme.
Nella durata, nella concezione, nell’ambizione.
Nell’epoca, soprattutto statunitense, del precotto digerito, una vera rarità.
Pur non perdendo l’appeal per le grandi masse, Nolan vola alto, sulla falsariga di quello che avrebbe voluto fare Shyamalan, un regista perso chissà dove, vero simbolo della diarchia ridicolo (Signs) – sublime (lo straordinario “The Village”).
Io l’ho trovato vero cibo per la mente, un film ampiamente imperfetto e, ovviamente, come tutta la fantascienza, perfino quella ammantata di scienza come questa, richiedente una dose eccessiva di “suspension of disbelief”.
Che film, però.
Vagamente debitore di un altro film che ho amato molto, “Contact” e che ha in comune con quel film uno degli attori chiave, Matthew Mc Conaughey, ormai ampiamente riconosciuto nel mainstream hollywoodiano.
Uno script ricco di doppie pareti, rimandi, twist, complesso quasi quanto lo spazio che esplora,
Alcune scene indimenticabili : le scene sui pianeti (quella straordinaria, già entrata nella storia, del pianeta “oceanico”, quella sul pianeta nevoso del Dr. Mann…nomen omen), quella iniziale dell’addio in pickup di Mc Conaughey con l’audio già del decollo dell’astronave.
Un film filosofico, che indaga a suo modo sulle conseguenze umane della cosmologia einsteniana, un film metacinematografico, con Nolan che adora elaborare meccanismi e metterli a disposizione del fruitore.
In “Nymphomaniac” Von Trier fa lo stesso.
Filosofia sull’amore soprattutto.
Forza misurabile e addizionabile alle altre, secondo Nolan, forza sottostante a tutte le manifestazioni estreme dell’uomo, macchina sensuale e generatrice di inganni, secondo l’imbattibilmente cinico Von Trier.
Il grande danese fa anche metacinema, ovviamente, e lo ha sempre fatto.
Ma in “Nymphomaniac” è talmente esplicito che il lettore fruitore si mette comodo e cerca di decifrare il Rubik quasi didascalico, come nelle allusioni a Fibonacci o nelle programmatiche sequenze finali, splendide, wikipediane, su Bach e gli amanti.
Entrambi sono stati qua e là accomunati ad alcuni grandi del passato, soprattutto a Kubrick, per la complessità del progetto, per la freddezza lucida swiftiana, per la potenza immaginifica, per l’amore per la distorsione dei generi consolidati.
Echi di “Shining”, “Eyes wide shut”, “2001 Odissea nello spazio” e così via.
Mi sembra un paragone superficiale, in fondo.
Chiaramente Kubrick ha colonizzato l’inconscio di intere generazioni e quindi qualsiasi regista con ambizioni e talento sufficiente non può non definirsi “post kubrickiano”.
Ma Stanley evidentemente non ha eredi veri o possibili.
La perfezione formale e progettuale del grande SK, associata ad una forza immaginifica devastante, sono vette irraggiungibili per chiunque.
Mi basta pensare che Christopher e Lars tengono alta la bandiera del cinema pensante e iconico allo stesso tempo, due registi che si vedono e si rivedono sempre, a prescindere da tutto.
Adoro i chiasmi!

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