Struck n. 16

Questa è una vera chicca.
L’atmosfera d’altri tempi, l’energia di quel periodo, il post punk e la straordinaria fioritura della new wave.
C’è tutto in questi venti minuti scarsi di Xtc in un concertino quasi per amici in Olanda.
Prima degli attacchi di panico di Partridge, prima del ritiro a vita privata, prima di album cesellati, meravigliosi, intrisi di nostalgia e sempre di grande musica.
Qui prevale l’elettricità strana del periodo, perfino la vena istrionica di un Partridge ante litteram, la determinazione di quell’altro, sottovalutatissimo genio che è Colin Moulding.
Musica stranetta anzi che no, come sempre, piena di twists e di varianti geniali.
Si vede bene da dove sono venuti, ma si vede anche meglio che questi militano da sempre in un’altra lega.
Pezzi come “Love at first sight” e altre genialate acide passano via in un lampo.
Se pensate che questa era la musica che facevano i giovinastri emergenti in quei tempi così commoventi e analogici, viene quasi da piangere.
Soprattutto vedendo le giacchette nere e il tono da borghesi arty con un’idea in testa.
Soprattutto oggi dove tutto è estremamente plastificato e programmato, come un codice, come una app.
Nell’82 chiudono baracca e burattini, almeno live, e piazzano, se mi credete, una sequenza di album che i posteri studieranno come le ultime vestigia del pop più scintillante, più raffinato.
Pezzi come questo e questo e mille altre frecce nel cuore.

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