L’àpote n. 6

Le cronache di questi giorni confermano l’ovvietà che le religioni e le ideologie in genere fanno sempre danni.
Storicamente il sonno della ragione ha generato sempre mostri.
La rete amplifica il delirio, così come amplifica qualsiasi cosa nell’era dell’iper-informazione.
In rete trovo sempre più spesso una consonanza di amorosi sensi e di intenti tra gli integralisti religiosi ed i complottismi a ruota libera.
Mi ha sempre colpito il fatto che gente che è granitica nelle sue certezze su cose invisibili, discutibili, al minimo opinabili, comunque non conoscibili senza grosse concessioni alla “suspension of disbelief” o al “wishful thinking” che è la ragione stessa dell’elucubrazione teologica, qualsiasi essa sia, siano altrettanto sicuramente, implacabilmente certi di intere teorie dietrologiche e neghino l’evidenza, la storia, il documento.
Certezzismo e negazionismo si stringono la mano da sempre.
Alla base il rifiuto della realtà per quello che è, il tentativo disperato di manipolare la realtà per adattarla alle proprie ideologie, la violenza insita in chi nega la complessità del reale e la sua sostanziale inafferrabilità e refrattarietà all’ingabbiamento in piccole, meschine sovrastrutture mentali.
Una forma di psicosi evidente.
Oltretutto il modo con cui poi vengono propalate queste cose è sempre, inevitabilmente, non liberale.
Perfino il buon Bergoglio ha agitato pugni con chi offende, altro paladino non richiesto della “libertà d’espressione ma…”.
Ritorno al Medioevo?

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