Sacro denaro

Il documentario di John Dickie dato recentemente su “History Channel” non dice nulla di nuovo per chi, negli anni, ha voluto semplicemente guardare in faccia la realtà del Vaticano e della Chiesa senza i paraocchi di una fede intesa male, ossia come difesa dai nemici ad oltranza.
Certi giornalisti anglosassoni, con la loro “ingenuità” nativa e con la professionalità senza sconti così sconosciuta nel paese dei media servi, hanno più volte fatto inchieste sia sulla mafia, sia sulla politica nostrana, sia sulla Chiesa, ossia sulle vere troike di potenza senza controllo dalle quali bisognerebbe guardarsi, stupendosi perché cose eclatanti per chiunque si informasse un minimo non fossero aggredite dal gregge belante che sarebbe il primo, in teoria, a dover difendere la Chiesa dall’interno e dai mali evidenti che la corrodono.
In realtà solo con Bergoglio, con la consueta ipocrisia connaturata alla religione cattolica, i fedeli, soprattutto quelli più integralisti, si sono accorti che le menzogne di copertura e le cortine di fumo per anni dispensate ad arte, usando anche a sproposito la dottrina, sono apparse ormai indifendibili anche all’interno della Chiesa stessa e dei suoi vertici.
Personalmente, pur credendo nella integrità personale del nuovo papa, odiatissimo dai gruppetti di sette vincenti degli ultimi anni, integralisti, inclini al lavaggio del cervello, illiberali, affaristi, non ho molta fiducia nella capacità di rinnovarsi vera ed intellettualmente onesta della macchina vaticana e della Chiesa così come è concepita.
So che Bergoglio ha allontanato molte persone e molte ne sta convincendo facendo leva, astutamente, sul ruolo del marketing per mantenere il potere vero.
Ma dubito fortemente che sia lui, da solo, a poter cambiare nel profondo gli “animal spirits” e le logiche interne, più probabile che venga in realtà strumentalizzato dalla gran parte dell’apparato, grazie alla sua genuinità francescana e quindi al suo appeal pubblicitario di massa.
La recente uscita di Bergoglio sul veloce pontificato e sul fatto che entro 4-5 anni si farebbe da parte, oltre a codificare per sempre la logica di “cambio di amministratore delegato” che ha così scioccato gente abituata a considerare, seriamente, il Papa come messo divino inamovibile se non per morte (cosa sulla quale, soprattutto con Wojtyla malato, la retorica degli integralisti ha toccato vette di farneticazione difficilmente superabili), sembra anche rivelare, tra le righe, un uomo consapevole dei suoi limiti psicofisici e bisognoso quasi di “tranquillizzare” il mondo tutt’altro che evangelico e remissivo che lo circonda.
Il “cahiers de doléances” cattolico, peraltro, è lungo, fin dai tempi della svolta dei patti che hanno arricchito a dismisura la Chiesa, quelli firmati, cà va sans dire, con quel gentiluomo di Mussolini.
IOR, pedofilia, copertura degli scandali sessuali, generati da una dottrina demente che comprimendo la logica naturale delle cose (altro che “legge naturale”!) genera mostri, uso improprio del denaro ingenuamente portato dal gregge e non solo, spregiudicato uso delle relazioni politiche (lo scandalo dell’esenzione dall’odiosa IMU solo per lo sterminato patrimonio immobiliare della Chiesa che genera affari ovunque, soprattutto alberghieri, mettendo la cappellina a latere che giustifica l’esenzione stessa).
Guardare i bilanci numerici di tutti questi enti apre molte scenari sia sull’8×1000 che su mille altre amenità.
Ma non temete, i generatori di risposte precotte automatiche che sono i cattolici duri e puri, hanno già trovato la via giusta che è quella, piuttosto comica, dell'”uomo peccatore – istituzione salda”.
Che è come dire che dentro un postribolo si può parlare, credibilmente, di santità.
Finita l’era Bergoglio temo che la Chiesa dovrà inventarsi altro per tenere legati uomini che spesso hanno il vizio di pensare.

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