Il periscopio e il cockpit

C’è una app che sta spopolando in questi giorni e che dà vera “addiction”, soprattutto per i vecchi cultori delle webcam (quorum ego) o, più prosaicamente, per i fanatici dei social di tutte le risme.
Si tratta ovviamente di Periscope, una app di live streaming ossia una non novità in termini assoluti ma, come capita spesso ad Apple, la versione giusta, semplice, perfetta, vendibile, dell’idea di trasmettere in tempo reale da ogni parte del globo qualsiasi cosa.
I fortunati fondatori hanno parlato di “invenzione del teletrasporto” e, devo dire, al netto del marketing, le possibilità e l’interattività sembrano infinite.
Soprattutto quando il “broadcaster” risponde a voce alle sollecitazioni via chat dei partecipanti, spesso bislacche.
Il mio vecchio cuore di giornalista e fanatico video esulta all’idea del reporting che questa app veicola e il fatto che l’esplosione recente di un palazzo a New York sia stata “allertata” e vista in tempo reale prima su Periscope che sul web tradizionale (già recentemente considerato velocissimo rispetto ai media tradizionali) racconta del futuro, anzi del presente delle news.
Privacy?
Un falso problema.
Non si sbaglia : in questo mondo dominato da molte tare tra cui il legalismo, più se ne parla di una cosa e meno in effetti viene protetta e tutelata.
Il numero di telecamere fisse oggi presente nelle città (e non solo) del mondo è tale che, per citare un recente, vicino esempio di cronaca, la ricostruzione video di un incidente stradale mortale è stata possibile grazie al report incrociato di varie fonti visive, escludendo per ora i passanti dotati di smartphone.
E questo numero è in aumento.
Per i distopici una conferma dell’orwellizzazione della nostra società.
Per i tecnofili moderati come me una conferma del fatto che ormai siamo in un mondo così e quindi è inutile parlare di privacy.
Bisogna coltivare con accuratezza la propria immagine sui social, usarli e non esserne usati, contro le derive deliranti delle giovani generazioni, ma senza farsi troppe illusioni.
Fa impressione quindi in un mondo siffatto l’impressione old style della ricostruzione “solo audio” o la esasperazione del concetto di privacy sulle info sanitarie emerse dal recente disastro dell’aereo Germanwings.
Penso che questa tragedia paradossalmente invochi anche nel trasporto aereo, un ambito nel quale la tecnologia domina, più tecnologia, soprattutto audiovisiva e di controllo remoto, due fattori dei quali noi vecchi amanti dello sguardo sul mondo “pilotato” da casa siamo stati inconsapevoli pionieri sul web.
Anche per proteggerci dall’insano narcisismo, soprattutto in punti sensibili come una cabina d’aereo, e poter sviluppare, in dosi omeopatiche, quel piccolo narcisismo warholiano che ogni social promuove in forme sempre più articolate e capillari.

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