Le perverse fascinazioni

Chi mi conosce bene conosce bene la mia tecnofilia senza moralismi e quasi senza confini.
Non posso quindi essere tacciato di luddismo o di passatismo in quasi nessuna delle attività umane, credo nel cambiamento e penso che sia sterile arroccarsi al passato se non per poetiche, nostalgiche divagazioni a fini artistici.
Frequento infatti spesso la nostalgia sia nella scrittura che nella fruizione artistica, soprattutto musicale.
Mi chiedo però spesso se il mondo che stiamo vivendo e che sarà ricordato per l’entrata vera nel futuro, tecnologico, iperconnesso ed iperinformato, non sia anche un mondo che grazie alla potente fascinazione del mezzo sia intrinsecamente antitetico al fine, al mistero, all’arte, alla immersione senza preoccupazioni di lunghezza o velocità in mondi alternativi.
Penso che non sfugga a nessuno che l’immagine che più icasticamente definirebbe il nostro mondo attuale sia un uomo, una donna, soprattutto nelle nuove generazioni, chino perennemente su un terminale mobile.
Io uso tecnologia mobile fin dai primordi e quando ero un paria visto con sospetto mai mi sarei immaginato che in un futuro non lontano la cifra visuale delle città sarebbe stata proprio quella che allora era vista come una perversione : un computer di minime dimensioni usato per strada.
Sarebbe quello che i nostri nonni noterebbero di più se potessero tornare al mondo anche solo per un minuto.
Sia chiaro : non potrei mai fare a meno di un Iphone, un Ipad e probabilmente anche di un Apple Watch (che sarà, penso, la riscoperta della posizione eretta).
Così come un mondo senza social networking sembra ormai impensabile, soprattutto dopo l’avvento di quell’arma nucleare che è e sarà sempre più Periscope.
Ma è indubbio che l’overloading informativo e l’epidemia sharing sembrano inevitabilmente intaccare la concentrazione e la profondità necessarie alla grande arte.
E perfino il mistero che trascina poi verso le grandi passioni della vita.
Basta andare indietro di pochi anni per reagire spazientiti alla “lentezza” apparente di certi film, serie tv.
Eppure erano montate con criteri accettabili e non erano certo paragonabili alle derive fluviali di un Eisenstein.
Nel campo musicale in fondo la mia ipotesi è buonista : mi rifiuto di credere che non esista più il talento di creare mondi sonori interessanti, che non si sappia più neanche lontanamente l’importanza del sound (parola quasi sparita dai radar, così come “complesso”), preferisco pensare che il giochino software sia talmente assorbente che fatalmente si perda interesse per la realizzazione finale.
Oggi la vera creatività è creare una app, così come il vero business ormai sembra quasi sempre immateriale…e spesso le due operazioni coincidono.
Così come avviene nelle teste dei nostri postmodernissimi figli.
Con tutta l’arte nei secoli e l’informazione totale a portata di mano ma una scarsa propensione a scriverne nuovi capitoli significativi.

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